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Don Chisciotte

Don Chisciotte regia di Franco Branciaroli, Teatro Argentinadi Miguel de Cervantes Saavedra
Progetto e regia di Franco Branciaroli
Mercoledì 4 Febbraio 2009- Teatro Argentina

DULCINEA ULTIMA DEA

Specchio, specchio delle mie brame chi è il più bravo di tutto il reame? Ci vogliono c... e controc…per recitare alla maniera di Carmelo Bene e Vittorio Gassman e per puro caso Branciaroli non fa rima con “azzi” se no Dante Alighieri, cui è affidato nella pièce il periglioso giudizio su chi dei due mattatori interpreti con migliore capacità attoriale i celebri versi narranti la triste storia di Paolo e Francesca, assegnerebbe la palma senz’altro a lui anziché cavarsela dall’impaccio scegliendo, solo per futili ragioni di rima, Giorgio Albertazzi.

In un aldilà simil - privé esclusivo, tra abusi, leciti, di superalcolici e sigarette si ritrovano i due avversari per la messa in scena del Don Chisciotte.
Nel doppio ruolo del Cavaliere (Gassman) e del servitore Sancho Panza (Bene), Branciaroli dà voce, gestualità, vita ai due grandi rivali del teatro italiano.

In un intricato gioco d’imitazioni, di specchi, di modelli, rivivono sia i personaggi del romanzo di Cervantes che i due Cavalieri della scena, che hanno dato vita con le loro intelligenze, provocazioni, speculazioni, dispute, dibattiti, a un certame d’indubbio fascino per gli amanti di quel teatro oggi così incredibilmente lontano.

Spettacolo divertente e profondo che esorta alla riflessione sul senso dell’imitazione, sull'arte, sulla scena.
In un ininterrotto rispecchiarsi, in un continuo prendere a prestito, in un susseguirsi di imitazioni in cui Branciaroli ci rammenta, come avrebbe fatto Gassman interrompendo una delle sue famose tirate, che il romanzo non è il vero romanzo ma un plagio, che Don Chisciotte non è un vero cavaliere, che tutto quel che appare potrebbe non essere.

Si è detta profonda riflessione sul significato dell’imitazione, arte che mostra la modestia di chi ne fa uso e rispetto per ciò che é stato. Ed proprio in questo scomparire, per dare agio al personaggio, che consiste il mirabile mestiere dell’interprete.

Uno spettacolo post – moderno in linea col sentire degli autori contemporanei che non osando sporgersi più oltre l’ormai chimerico confine del “nuovo” si voltano a considerare il passato per riflettere sulla condizione del loro inquietante presente.
Gassman e Bene sono rappresentati magistralmente(voci e gesti e tic).
Branciaroli rende ai due artisti il riconoscimento dovuto e porta se stesso tra gli dei.
Un posto nell'Olimpo degnamente occupato con Dulcinea e gli altri.

Stefano Maria Palmitessa e Francesca Barreca

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