Quel Macbeth di Lombardo Radice, quasi un vicino di casa

Giovanni Lombardo Radice

Quanti di noi amano Sheakespeare, ma si sentono un poco respinti da tutti quei discorsi forse ampollosi dei quali, ammettiamolo, certe volte non troviamo né capo né coda anche se cerchiamo di stare attentissimi?

Ebbene questa volta al Teatro Tordinona possiamo avere il nostro riscatto. In un allestimento emozionante, con interpreti eccezionali, va in scena fino al 13 aprile, il Macbeth in edizione integrale (e penserete che noia) in una nuova traduzione del regista Giovanni Lombardo Radice, regista, e anche interprete in parti secondarie.

La chiave di questo eccezionale spettacolo invece è proprio la nuova traduzione. Un linguaggio precisissimo e rispettosissimo dell'opera (niente riferimenti moderni o storpiature del significato) ma finalmente vicino alla nostra sensibilità moderna.

Ed ecco che le pene del cattivo e tormentato Macbeth ci sembrano improvvisamente molto più plausibili, le streghe verosimili, i baroni vicini a noi e lady Macbeth quasi tenera nella sua potente e fragile ambizione.

MacbethQuesto fa sì che il tempo passi senza quasi accorgersene,e che, pur sapendo come va a finire, ci si domandi continuamente "e ora? e ora? cosa succede adesso?".

L'allestimento è semplice ma non disadorno, la recitazione naturale al punto giusto, verosimile, niente declamazioni a centro palcoscenico, ma umanissime e commoventi disperazioni.

Un Macbeth che potrebbe essere il nostro vicino di casa, potremmo trovarlo che piange sulle scale e ascoltarlo, Duccio Camerini, che seguiamo dal successo alla morte bevendo ogni parola, eccezionale.

Maurizia Grossi, sua moglie, diafana e appassionata, Walter Dal Pozzo (Mac Duff), Vincenso Crivello (Malcom), Eugenio Politi (il bambino), Antonio Fazzini (Banquo), Claudia Della Seta, Natalia Giro, Elena Vettori, streghe indimenticabili, ma Claudia della Seta nel cammeo della moglie di Mac Duff praticamente da Oscar, Giulio Federico Janni e Simone Faloppa (Ross e Lennox), tutti di altissimo livello e godibilissimi, recitano generosamente pensando allo spettatore in ogni momento.E non è poco.

Non perdete questa occasione di assistere a un Macbeth semplice ed intensissimo, che fa impallidire prove d'attore impostate e vi farà venire voglia di rileggerlo. Adulti e ragazzi, va bene per tutti.

Una nota di colore. Da un po' si è persa l'usanza di far entrare gli spettatori nei camerini, mentre gli attori si cambiano. Io lo capisco, è un momento di privacy, perché dovremmo vedere le loro mutande?

Eppure rimpiango tutte quelle volte che sono entrata nei camerini. Ricordo grandi attori sudati, mezzi nudi, che ricevevano l'omaggio stancante, magari anche fastidioso, del pubblico che, ancora emozionato dal loro lavoro, li andava a toccare e a vedere.

Macbeth Un attore entra dentro di noi, ci smuove, ci commuove, noi ci lasciamo fare... ed in quel modo noi li ammiravamo ancora emozionati di quello che ci avevano dato, ancora un poco in un'intimità che ci dava il coraggio di stringere loro la mano, comunicare il nostro turbamento, la nostra ammirazione.

Ora li vediamo uscire dai camerini con il cappotto, la borsa, è tutto finito. Non abbiamo più il coraggio di inseguirli, di dire "bravo bravo!! mi veniva di piangere quando lei parlava!!"
L'intimità è finita, la magia del palcoscenico è lontana. Come facciamo a dire "mi ricordava proprio una cosa della mia vita, sa, la sua interpretazione..."

A noi, forse solo a me, manca quel momento di intimità ancora tiepido delle nostre emozioni.

Scriverlo è un modo di dirvelo. Grazie di emozionarci. Gli spettatori sono l'altra metà del teatro, e vi amano, quando li emozionate.

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