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"I pilastri della società", Lavia all'Argentina

Gabriele Lavia in I pilastri della società

ROSSO DI SERA…

Regista e attore il fulvo Gabriele Lavia conferma con il testo di Henrik Ibsen, la determinazione di fare del “teatro borghese” un “teatro civile”.

I pilastri della società è tra le opere del drammaturgo norvegese meno rappresentate; al 1951 risale la messa in scena del regista Orazio Costa con attori quali: Buazzelli, Proclemer, Carraro, Manfredi.

Dramma scritto nel 1877, esso delinea la nuova formula drammaturgica di Ibsen, “non un armadio in cui sbirciare”, ma “un armadio a vetri”, una vetrina, dove esporre ed esporsi all’ammirazione pubblica, con la differenza però che ciò che si esibisce è ben diverso da come si è realmente.

Il console Karsten Bernick (Gabriele Lavia), ricco proprietario di un cantiere navale, importante cittadino di una piccola città costiera, padre e marito esemplare, gode della stima e della fiducia di tutti i suoi concittadini.

Una visita dall’America svela tuttavia il suo vero passato, la sua condotta non propriamente morale, le spietate speculazioni finanziarie che gli hanno fatto raggiungere l’attuale preminente posizione sociale.

Ipocrisia, menzogna, mancanza di scrupoli, amori traditi, responsabilità declinate, dubbia etica commerciale, questa la vera natura di Bernick.

Nel dramma di Ibsen il console alla fine confessa i suoi misfatti, ammette la sua colpevolezza e si riconcilia con le donne della sua famiglia, fedeli e sincere, che gli hanno insegnato i veri pilastri della società: lo spirito di verità e di libertà.

Dopo il 1870 la produzione dell’autore compì una svolta che potremmo definire radicale.
Il nuovo orientamento della sua opera dopo il “Peer Gynt” divenne chiaro proprio con questo copione, cui seguirono “Casa di bambola” e “Spettri” con cui si guadagnò la fama di autore polemico e controverso.

Nel finale dello spettacolo Lavia non resiste all’ammiccamento politico (venti anni sarebbe durato il regime scellerato anziché i quindici del testo) deturnando la logica ibseniana.

Sontuosa scenografia, tutta rossa con: quinte rosse e interno matissiano, divani vellutati, quadri, tappeti, porte a vetrata e giardini con luci crepuscolari; funzionale la scelta dei gradini che dal proscenio scendono in platea.

Non è la lunghezza del lavoro, oltre tre ore, a provocare affaticamento, ma talune litanie recitative con cui Lavia interpreta e fa interpretare le battute al numeroso cast di attori, con espressioni a volte forzate e dai toni monotoni.

Lo spettacolo si anima nella scena finale, dove anche Lavia vivacizza il suo personaggio.
Immancabile la camminata cadenzata e strisciante del nostro Gabriele nazionale.

Gabriele Lavia all’Argentina
I PILASTRI DELLA SOCIETA’
di Henrik Ibsen

Con Gabriele Lavia, Massimiliano Aceti, Alessandro Baldinotti, Rosy Bonfiglio, Michele De Maria, Federica Di Martino, Camilla Semino Favro, Giulia Gallone, Viola Graziosi, Ludovica Apollonj Ghetti, Giovanna Guida, Andrea Macaluso, Mauro Mandolini, Graziano Piazza, Mario Pietramala, Clelia Piscitello, Giorgia Salari, Carlo Sciaccaluga. Regia Gabriele Lavia - Teatro Argentina- domenica 1 dicembre 2013

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