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"Nessuno mi può giudicare", con prudenza

"Nessuno mi può giudicare", con prudenzaSceneggiato insieme all’enfant prodige della fiction televisiva italica (nonché di parecchi cine panettoni) Fausto Brizzi, Massimiliano Bruno con "Nessuno mi puo’ giudicare" sbanca il botteghino e si prepara a fare incetta di premi e statuette.

Con il suo secondo lungometraggio il regista rinverdisce definitivamente i fasti della cara e vecchia commedia all’italiana con una significativa variante: il film ha indubbiamente il merito di riuscire a raccontare l’Italia antropologicamente mutata dei tempi berlusconiani ma non riesce (o non vuole?) a spingersi fino in fondo sul pedale dell’ironia corrosiva, che fece della commedia alla Pietro Germi un classico.

La storia ruota intorno ad Alice (una strepitosa Paola Cortellesi), aspirante nuova ricca che si ritrova vedova e insolvente dopo l’improvvisa morte del marito puttaniere. Sequestrata la casa e ogni bene, Alice con il figlio Filippo, si ritrova a vivere in uno scalcinato ‘attico’, niente lavoro, e con la prospettiva di dover ridare 150.000 € allo strozzino di turno.

L’unica maniera per uscirne è mettersi a fare la escort. Con l’aiuto di Eva (una brava Anna Foglietta) il miracolo diventerà realtà. Nel frattempo Alice conosce Giulio (un sorprendente Raoul Bova), fallito proprietario di call center, e l’amore alla fine sboccerà. Si ride, e tanto, alle battute di personaggi disperati e allegri che popolano il Quarticciolo, quartiere periferico di Roma, il ritmo delle battute è quello giusto, non ci sono momenti di pausa.

Il film ha anche il merito di mostrare, tra i componenti che formano il coro attorno ai protagonisti, diversi personaggi stranieri (Aziz il cameriere, il peruviano insolvente, la bella signora africana che fa perdere la testa al destrorso Rocco Papaleo) ormai completamente integrati nel tessuto sociale.

La commedia è tutta costruita sulla comicità sulfurea e secca (battute molto corte) della cultura romana e della sua lingua: non si salva nessuno: destra e sinistra, uomini e donne, ricchi e poveri, indigeni e stranieri, froci e puttane in un confronto quotidiano apparentemente spietato ma anche ricco di umanità (alla fine quello che conta è arrivare a sera dove se magna, se canta e se ride tutti insieme). Proprio a questo punto, però, ci saremmo aspettati meno indulgenza nella descrizione di un populismo troppo ‘buono’ per essere completamente vero.

Il film, campione d’incassi, ha tuttavia il pregio di aver riportato gli italiani in massa al cinema: per poter passare la nottata la gente ha bisogno di ridere, soprattutto di sé stessa.

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