Lo sguardo di Salgado

Salgado

E’ ancora sugli schermi italiani il bellissimo film di Wim Wenders sul grande fotografo brasiliano Sebastiao Salgado, Il sale della terra. Il lungometraggio attira ancora numerosi spettatori, nonostante sia uscito più di un mese e mezzo fa. 

Dunque una prima riflessione è necessaria: quando ci dicono, è il pubblico ad esigere cattive immagini, è falso. Le persone sono affamate di belle immagini e soprattutto di storie che diano un senso al quotidiano tribolare di ciascuno di noi. E questo film del maestro tedesco su di un personaggio universale lo è senz’altro.

Il film, quindi, è lo sguardo di un grande regista e del figlio di S.S. Julian Ribeiro Salgado su un fotografo che si è sporcato le mani immergendosi nell’inferno dell’umanità (le guerre dimenticate in Africa) e, per purificarsi da tanto orrore, nei paradisi della terra (la maestosità della natura).

Fin dalla prima inquadratura (Salgado di spalle osserva un paesaggio infinito da una altura del suo amato Brasile) veniamo introdotti con il tema del film: come esercitare il proprio sguardo sul mondo per riportarlo nel mondo. Il fotografo, spinto da un fortissimo senso etico e da una moglie silenziosa ma tenace, inizia ad osservare la vita intorno a sé (lo stato del Minas Gerais): il lavoro degli uomini, la schiavitù, la rivendicazione di diritti fondamentali, fino ai viaggi in Africa che lo impegneranno per oltre dieci anni a documentare le guerre in Congo, il genocidio in Ruanda, la carestia in Etiopia.

Con i suoi reportage Salgado concepisce progetti a lunghissimo termine, enciclopedie dell’umanità, immagini indelebili a ricordarci continuamente chi siamo. Dopo essere caduto negli abissi il fotografo, ammalato nell’anima, si tuffa nelle meraviglie della natura per rigenerarsi e creare il suo ultimo capolavoro: Genesi dove riusciamo a ritrovare un senso della vita e a relativizzare le nostre piccole esistenze.

Il sale della terra è un film su immagini fisse. La bravura di Wenders sta nell’aver reso mobili queste immagini attraverso le storie raccontate da Salgado. Il racconto del fotografo che accompagna ogni singolo scatto esibito restituisce tutta l’umanità del personaggio e rende affascinante il viaggio nel suo lavoro.

Per lo spettatore accogliere la sua testimonianza accoppiata con l’immagine diventa profondamente vera. Anche perché fin da subito Wenders ‘scopre’ l’apparato cinematografico (sequenze dove la cinepresa viene compresa nell’inquadratura e il punto di vista ribaltato: non siamo noi ad osservare l’oggetto ripreso ma l’oggetto che guarda la cinepresa) e così lo ricomprende all’interno del racconto.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado. Titolo originale The Salt of the Earth. Documentario, durata 100 min. - Brasile, Italia, Francia 2014. - Officine Ubu uscita giovedì 23 ottobre 2014