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Belluscone, il film di Franco Maresco

Belluscone, il film di Franco Maresco

Cinico cinema
E’ difficile definire Belluscone, il nuovo film di Franco Maresco. Questo perché se mai l’etichetta di opera totale è stata data pochissime volte nella storia dell’arte, a mio modesto avviso, siamo in presenza di uno di quei rari casi in cui essa si è palesata.

Proprio perché la sua ambizione nascosta è quella di raccontare un mondo, una cultura, una civiltà, un film, una psicologia, scomodiamo questa dicitura, troppo spesso abusata o usata a torto.

Eppure Belluscone è tutto questo e molto di più. Lo spettatore viene colto da una vertigine continua tra l’incubo degli ultimi vent’anni passati ad osservare a bocca aperta il progressivo scempio del proprio paese ad opera di un mondo politico votato alla sola soddisfazione dei propri bisogni e la constatazione di come dietro a tale bruttezza ci fosse un popolo di parassiti felice e gaudente di seguirlo fin dentro al baratro.

Usando l’arma del grottesco, però, Maresco non racconta solo la parabola lecita ed illecita di Berlusconi e dei suoi followers ma anche del proprio sperdimento attraverso vari narratori che, come tanti Virgilio, accompagnano lo spettatore alla disperata ricerca di senso (e del regista scomparso).

Ciccio Mira, il surreale impresario dei neomelodici, che non riesce mai a completare un discorso con all’interno la parola ‘mafia’; Tatti Sanguineti, storico critico cinematografico, qui come icona del cinema perduto ma anche come presenza ancora forte dell’idea stessa di cinema.

Eh sì perché Maresco riesce a mettere in piedi una gigantesca messa in abisso (la storia racconta il racconto della storia) in cui la bellezza del fare un film consiste nella inconsapevolezza dello spettatore di fronte al vero o falso. Come in Quarto potere o F for fake dell’immenso Orson Welles o di Rashomon di Akira Kurosawa, assistiamo alla ricerca del regista scomparso immersi in una realtà comica e allucinatoria (gli anni di Berlusconi, l’adorazione della Sicilia per lui, la mafia, l’assenza totale di memoria) dove il confine tra vero e falso è sottile come carta velina. E ci pare quasi di toccarla con mano la disperazione di Maresco, la sua impotenza di fronte alla distruzione della Storia ma anche le vette inarrivabili di comicità inconsapevole, e per questo ancora più micidiale. Il tutto cantando con accento dolente lo spartito del cinema di qualità, forse avviato al suo canto del cigno.

Un’opera totale, quindi, perché parla del personale (il regista) e del collettivo (noi); della Storia (l’Italia) e del modo come la si racconta (il cinema) usando vari registri e stili: il grottesco e la televisione di Cinico TV, il bianco & nero e il colore, il thriller e il documentario, materiale di repertorio e attori non professionisti.

Un film scomodo ma necessario, quindi. Forse il migliore di questo tribolato anno italiano.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Franco Maresco. Grottesco, durata 95 min. - Italia 2014. - Parthenos uscita giovedì 4 settembre 2014

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