Still life del regista italiano Uberto Pasolini

Still  life  del  regista  italiano Uberto Pasolini

La morte, questa sconosciuta
Presentato al Festival di Venezia dello scorso anno, Still life del regista italiano Uberto Pasolini, ha vinto il premio alla regia nella sezione ‘orizzonti’. Pasolini, noto come produttore di Full Monty, il più grande successo commerciale nella storia del cinema inglese, è alla seconda prova come regista.

Non è facile parlare di un’opera travolgente per lo spettatore per intensità emotiva, profondità dell’immagine e del senso. Nonché di uno stile, omaggio appassionato alla fotografia, difficile da trovare sullo schermo oggigiorno. Lo stesso titolo dell’opera, natura morta in italiano, rivela da subito l’intenzione dell’artista.

John May (un commovente e perfetto Eddy Marsan), è impiegato in un municipio della provincia inglese. Suo compito è quello di organizzare le esequie dei residenti morti soli. Ma May non si limita ad organizzare il funerale ma cerca in tutti i modi di rintracciare di volta in volta i parenti e/o amici del defunto/a per un ultimo saluto.

Quasi sempre incontra indifferenza e dolore che impediscono alle persone di partecipare alle esequie. Così il nostro dimesso impiegato s’inventa omelie create in base agli oggetti trovati nelle case dei defunti e musiche d’accompagno per il feretro.

Scrupoloso, pignolo, May è un ossesso che ha organizzato la sua vita seguendo un rigido protocollo e gesti sempre uguali. La sera si siede davanti ad un tavolo e sfoglia un album fotografico dove ‘riposano’ le foto di tutte le persone accompagnate al cimitero.

Un giorno il suo capo ufficio gli comunica il licenziamento. Benché molto efficiente, May spreca troppo tempo ad assicurare un dignitoso trapasso alle persone. La parola d’ordine è velocità: una volta morti si cessa di essere degni d’importanza e il municipio non ha tempo da perdere. Fa niente se si mescolano le ceneri di mussulmani, cattolici, atei in un’orgia oscena d’indifferenza.

L’essenziale è seppellire tutti e tutto con estrema rapidità. May, allora, s’imbarca per risolvere il suo ultimo caso: Billy Stoke, ex marine, ubriacone, donnaiolo, con figli sparsi. Il travet incomincia la sua indagine finale e lentamente cambia le sue abitudini ossessive fino alla scoperta, per lui ignota e tragica, dell’amore…

Pasolini, attraverso l’omaggio alla fotografia, sottolinea la fissità di quest’ultima simmetrica a quella della morte. Entrambe ineluttabili, riverberano nella Storia la memoria dei morti, ricordandoci la nostra finitezza (ma qualcuno pensa mai a quanti morti ci sono stati prima di noi, dall’uomo delle caverne in poi? E pensiamo mai a tutti gli strati di defunti calpestati ogni giorno?). May dedica la sua vita al culto dei morti, ne conosce l’importanza. La sua vita è una solitudine ossessiva perché piegata dall’indifferenza del mondo verso tutti quelli vissuti prima di noi o in procinto di farlo.

Il regista organizza i materiali come una sequenza di foto: la fissità di May nei vari ambienti dove vive; la reiterazione dei gesti fino a piccole, apparentemente insignificanti, variazioni. Splendide incursioni vitali in una esistenza spesa nel sostenere le ragioni dell’umano, fatali come sempre quando la vita incontra la morte.

Il cast è ottimo tutto.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Uberto Pasolini. Con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre. - Drammatico, durata 87 min. - Gran Bretagna, Italia 2013. - Bim uscita giovedì 12 dicembre 2013.