La mafia uccide solo d’estate, di e con Pif

La  mafia  uccide  solo  d’estate  di  Pierfrancesco Diliberto

Qualcosa di felliniano…
Che cosa ha reso Federico Fellini immortale e difficilmente replicabile? La sua capacità di celebrare i miti culturali italiani partendo dalle sue esperienze personali. Ricordi, linguaggi e gesti hanno permesso a generazioni di italiani di riconoscersi nei suoi film.

Nel bene e nel male, mostrando vizi e virtù Fellini ha costruito un filo evocativo tra la tradizione e noi alimentando un immaginario collettivo, successivamente messo in discussione e distrutto dall’avvento delle televisioni commerciali (vi ricordate il battibecco tra il Maestro e Berlusconi negli anni ’80, a proposito delle interruzioni pubblicitarie dei suoi film?).

In anni a noi più vicini si è cercato di riproporre quel legame utilizzando la nostalgia come veicolo del ricordare. Di conseguenza grande attenzione ai dettagli e scarsa cura dei miti.

Registi come Virzì hanno sfacciatamente sollecitato il nostro sentimentalismo attivando il solito assioma a noi italiani tanto caro: si stava meglio quando si stava peggio.

Adesso, però, ecco affacciarsi nel nostro asfittico panorama cinematografico un’opera che vale la pena di vedere: La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.

Il film dell’ex iena è sorprendente e riesce, a nostro avviso, a riannodare idealmente quel filo interrotto tra il cinema di Fellini e il presente.

La mafia uccide solo d’estate non celebra gli anni dell’ascesa della mafia a Palermo (anni ’80 - ’90), culminata nelle stragi di Capaci e via D’Amelio ma riesce, attraverso i ricordi di Arturo bambino, a ricostruire la vita quotidiana, i riti e l’omertà che regnavano nella Sicilia degli scalpitanti Riina, Provenzano e co.

Con humour il regista mostra l’ingenuità, spinta al parossismo, dei protagonisti. Ma anche la consapevolezza vitale che accompagna il loro entrare nell’età adulta e tragica delle stragi.

L’intrecciarsi della vita del protagonista con quella del giudice Chinnici e del commissario Boris Giuliano, per non parlare della sua esilarante ed insana passione per Giulio Andreotti, ci ricordano tutto del nostro essere italiani.

L’utilizzo degli inserti d’epoca e la perizia nel girare le scene violente da punti di vista non convenzionali donano al film un tono di grande ampiezza: Pif, infatti, gioca su più registri (commedia e dramma) ed è la qualità che rende la rievocazione commovente e mitica al contempo.

Il cast è ottimo tutto con una menzione speciale per Alex Bisconti, interprete di Arturo bambino, e Ginevra Antona nel ruolo di Flora bambina, la compagna di scuola di cui Arturo sarà per sempre innamorato).

ECCO IL TRAILER:

Un film di Pif. Con Cristiana Capotondi, Pif, Ginevra Antona, Alex Bisconti, Claudio Gioé - Commedia, durata 90 min. - Italia 2013.