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Il film muto di Pablo Berger, “Blancanieves”

Il film muto di  Pablo  Berger, “Blancanieves”

Le favole son favole
Si è parlato molto del film muto spagnolo Blancanieves, di Pablo Berger, come del nuovo fenomeno cinematografico dell’anno. Dopo il successo di The artist, dunque, i produttori e gli autori si sono convinti che vale la pena investire denaro e talento nella realizzazione, oggi, di un’opera muta e in bianco e nero.

Sperando di replicare l’esperienza francese, Blancanieves tuttavia non è un film riuscito.

Nonostante la magnificenza del bianco e nero, vero termometro emotivo che tanto ci manca con la sua capacità di chiaroscuri, e la mancanza di dialogo, che incredibilmente riesce a zittire le più pervicaci chiacchiere prodotte dai soliti logorroici spettatori, l’opera appare alla vostra affezionata critica monca e troppo ambiziosa.

Nel tentativo di usare le favole (in primis Biancaneve) come veicolo per parlare della tradizione culturale iberica (flamenco, corride, amore, morte & gelosia) al regista sfugge di mano il bandolo della matassa.

Antonio Villalta (Daniel Giménez Cacho) è un leggendario torero, sposato con Carmen de Triana (Inma Cuesta) incinta di una bambina. Quando egli viene infilzato dal toro e gravemente ferito, la moglie dà alla luce Carmen (Sofia Orìa da bambina, poi Macarena Garcia) e muore lasciando la bambina alle cure di un padre invalido. Villalta, depresso, respinge la figlia di cui si prende cura la nonna (una bellissima Angela Molina).

Nel frattempo la malvagia Encarna (Maribel Verdù), infermiera al servizio del torero, trama per sposare Villalta ed impossessarsi dell’ingente patrimonio.

La nonna muore e Carmen è affidata al padre e alla matrigna. Viene rinchiusa nella carbonaia e asservita alla crudele Encarna. Questo non impedisce alla bambina di costruire un rapporto con il padre. Quando la strega se ne accorge, elimina l’ex torero ed incarica il suo amante di uccidere Carmen. Ma il piano non riesce e la ragazza, salvata dai nani, scopre dentro di sé un’anima da torero…

A questo punto il film si blocca e il regista non sa quale piega far prendere alla trama. Il finale, a sorpresa ma non troppo, stupisce ma non incanta.

Non più favola, e quindi privo di metafora, il film si appiattisce su stesso nonostante le brillanti riprese omaggio al cinema muto (occhi di bue, folla in marcia) e a capolavori vari (Freaks, The elephant man, La donna scimmia).

Il cast è comunque ottimo.
 

Un film di Pablo Berger. Con Maribel Verdú, Daniel Giménez Cacho, Angela Molina, Pere Ponce, Macarena García. Drammatico, Durata 104 min. - Spagna, Francia, Belgio 2012. - Uscito 31 ottobre 2013

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