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La vita di Adèle del regista franco-tunisino Abdelatif Kechiche

La  vita  di  Adèle  del  regista  franco-tunisino  Abdelatif  Kechiche

L’immagine naturale
La vita di Adèle del regista franco-tunisino Abdelatif Kechiche ha vinto la palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes ed è sui nostri schermi ormai da qualche tempo.

Nell’attesa abbiamo sentito pareri contrastanti su questo film controverso: è troppo lungo (tre ore), ci sono scene di sesso omosessuale esplicito girate in tempo reale, le attrici si sono ribellate al loro regista accusandolo di essere stato ossessivo e spietato nel richiedere una concentrazione estenuante, Kechiche ha risposto di non aspettarsi troppo da esponenti di quell’establishment cinematografico francese da sempre restio a riconoscerlo regista autorevole (forse per le sue origini arabe?).

Con notevole diffidenza, dunque, la vostra affezionata critica si è avvicinata a questo film temendo d’incontrare materiale scadente. Non è stato così. La vita di Adèle è un capolavoro dei nostri tempi. Kechiche è riuscito ad immergere lo spettatore nella vita e nell’essenza di Adèle (Adèle Exarchopoulos, una extraterrestre…) come nessun altro film: i suoi turbamenti di adolescente, la sua giovane sensualità, la sua carnalità, finanche i suoi umori che l’attrice lascia in giro per tutto il film, entrano nella pelle dello spettatore per non abbandonarlo più per giorni interi.

Il regista segue con la cinepresa Adèle dal primo all’ultimo fotogramma: è lì quando lei si sveglia per andare a scuola; s’intrufola tra le lenzuola quando la ragazza ha il suo incerto rapporto etero con il compagno di classe Thomas; è nel sugo degli spaghetti alla bolognese cucinati dal papà a pranzo; ed è naturalmente lì quando Adèle ha il colpo di fulmine incrociando lo sguardo di Emma (una intensa Léa Seydoux), la ragazza dai capelli blu, in mezzo alla strada; è negli amplessi furibondi e appassionati delle ragazze, con la carne che riempie l’obbiettivo; ed è nelle lacrime di Adèle quando conosce il dolore dell’abbandono ed i crampi del desiderio inespresso e rifiutato, lo sguardo perso e la consapevolezza di non appartenere a nessun mondo.

Il film di Kechiche non è a tematica omosessuale. Se al posto di Emma ci fosse un ragazzo non cambierebbe niente. L’amour fou di Adèle sarebbe stato comunque totale.

Ma la scelta di descrivere lo sperdimento di una adolescente della provincia francese oggi per un’altra ragazza serve al regista per parlare di due cose: l’indeterminatezza identitaria delle società occidentali e la discriminante classista, ancora oggi vero spartiacque dei rapporti tra individui. Adèle e Emma appartengono infatti a classi sociali diverse: piccolo borghese Adèle, medio – alta Emma (con velleità artistiche).

Ciò che lega le ragazze all’inizio è la voglia di Adèle di emergere culturalmente, con Emma come guida. Ciò che sfascia il rapporto alla fine è l’insofferenza di Emma per il lavoro da maestra dell’altra, dando la falsa impressione di essere la trasgressiva tra le due.

Ma quando la maestra Adèle si macera nel suo infinito dolore per il desiderio perduto e l’altra mette su famiglia con la sua antica fiamma, le posizioni si ribaltano…in attesa dei prossimi capitoli di questa affascinante saga! Il film, infatti, sembra non essere finito: abbiamo assistito ai capitoli 1 & 2. Forse arriveranno i capitoli 3 & 4.

Il cast è semplicemente fantastico, e meritata è anche la palma per la miglior interpretazione femminile andata a Exarchopoulos e Seydoux.

Un film di Abdel Kechiche. Con Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Mona Walravens, Jeremie Laheurte. Titolo originale: La Vie d'Adèle. Drammatico, durata 179 min. - Francia 2013. - Lucky Red uscita giovedì 24 ottobre 2013. - VM 14

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