Miss Violence, trama e recensione

Miss violence

La fabbrica dei bambini

Vedere il film greco Miss Violence, vincitore al Festival di Venezia del Leone d’Argento per la regia e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, è un pugno nello stomaco.

Difficilmente scorderete questa tragedia, girata dal giovane regista ellenico Alexander Avranas, tutta girata all’interno di una casa borghese di Atene dove una famiglia all’apparenza normale cela dentro di sé l’incubo dell’incesto e della sopraffazione.

Attraverso una regia attenta e ossessiva nella ripartizione degli spazi e della postura rigida dei protagonisti, Avranas ci racconta di un padre – nonno (un alieno: Themis Panou) dedito alla sistematica pratica dell’incesto con la figlia Eleni (una straordinaria Eleni Roussinou), madre di tre figli avuti con lui, e di Myrto avuta dalla moglie (una enigmatica Rena Pittaki).

La scena si apre con il suicidio di Angeliki, figlia – nipote che accoglie la morte con un sorriso sulle labbra. Precipita davanti al portone d’ingresso dello stabile dove abita questa famiglia in disfacimento, chiusa all’interno dalle regole feudali imposte dal patriarca violentatore.

Nelle crepe provocate dalla morte di Angeliki, lo spettatore riesce piano piano a comprendere in quale inferno è precipitato. Niente viene mostrato e detto: nella famiglia si vive una realtà artificiale, con il padre che a turno invita i suoi figli – nipoti a seguirlo per ‘giocare’. Egli ha psicologicamente annientato le sue donne portandole in una dimensione delirante dove la realtà esterna non esiste e la famiglia è il totem dominatore.

Spietato all’interno della famiglia, il padre è servile e sottomesso all’esterno, consapevole di avere troppo da nascondere. Egli è però perfettamente inserito nei meccanismi sociali: usufruisce del welfare per mantenere i figli fatti passare per nipoti e nel frattempo vende il frutto delle sue violenze ai suoi amici, in modo da far divertire anche loro.

Di fatto questo uomo, all’apparenza integerrimo, ha capito tutto della società capitalista: far fruttare le sue proprietà private. Se poi qualcuna si guasta (la morte di Angeliki) se ne fabbrica subito un’altra (la figlia Eleni è incinta). Tenuto d’occhio dagli assistenti sociali, egli non rischia mai veramente qualcosa: la soluzione, a questo dramma nerissimo, arriverà inevitabilmente dall’interno della famiglia con un finale ambiguo che lascia lo spettatore pieno di interrogativi inquietanti.

Accolto a Venezia da applausi e contestazioni scandalizzate, tacciato di aver fabbricato una facile metafora del tracollo economico – sociale della Grecia, il film è molto di più di questo. E bene ha fatto la giuria a premiarlo (a nostro avviso il vero vincitore del Leone d’Oro. Non dare la Coppa Volpi a Eleni Roussinou, infine, è stato un delitto).

Avranas mette a punto un meccanismo implacabile: in un labirinto il minotauro si aggira e detta le proprie regole a cui tutti devono sottostare. Nella reiterazione degli stessi gesti (come una catena di montaggio) scorgiamo il marcio su cui poggiano ormai le nostre stanche società occidentali e l’incapacità di fermare l’orrore che genera violenza e indifferenza. Solo altra violenza, sembra suggerire Avranas, può fermare il minotauro o, forse, la perpetuazione del modello originale.

Bravissimi tutti gli interpreti e quanti hanno lavorato, con molte difficoltà, alla riuscita di questa opera d’arte.

ECCO IL TRAILER:

USCITA CINEMA: 31/10/2013 - GENERE: Drammatico - REGIA: Alexandros Avranas - SCENEGGIATURA: Alexandros Avranas, Kostas Peroulis - ATTORI: Themis Panou, Kostas Antalopoulos, Eleni Roussinou