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Via Castellana Bandiera, i demoni di Emma Dante

Via castella Bandiera di Emma dante

Via Castellana Bandiera è l’opera prima della drammaturga palermitana Emma Dante. Tratto dall’omonimo libro scritto da lei, il film è una oscura e potente riflessione sui conflitti generazionali al femminile intrecciati con un ambiente degradato e irrisolto.

Chi ha dimestichezza con il teatro dell’autrice non faticherà a trovare all’interno del lungometraggio alcune delle sue ossessioni (formali e contenutistiche): il familismo, la ripetitività dei gesti che genera potenza concentrazionaria, una certa cornice da tragedia greca (il coro delle donne), l’incapacità di salvarsi dai propri conflitti generati da un ambiente malato e socialmente in disfacimento.

Siamo a Palermo. A bordo di una macchina Rosa (Emma Dante) con la compagna Clara (Alba Rohrwacher) stanno litigando cercando una strada nel dedalo di viuzze. Rosa è di Palermo e capiamo che è tornata di malavoglia nella sua città per accompagnare Clara, in visita ad un amico. In parallelo la macchina da presa segue di spalle una donna in un cimitero semi-diroccato mentre depone dei fiori sulla tomba della figlia attorniata da cani randagi.

Ben presto Rosa e Clara si perdono ed improvvisamente si ritrovano all’inizio di una stradina, via Castellana Bandiera, da dove proviene in senso contrario un’altra macchina alla guida della quale siede Samira (Elena Cotta), la donna anziana vista al cimitero, insieme con il clan famigliare formato da suo genero Saro (Renato Malfatti) ed un nugolo di bambini urlanti.

Nessuna delle due donne vuole cedere il passo all’altra. La loro testardaggine, così, diventa occasione di guadagno (con imbroglio) per un contorno di varia umanità parassitaria.

Rosa non da spiegazioni del suo atteggiamento e Samira è muta, chiusa in un dolore quasi palpabile. Veniamo a sapere che viene dalla Piana degli Albanesi e che la figlia morta, un giorno aveva sposato Saro. Rimasta sola, in balia di una famiglia che vive di espedienti con l’unico conforto di Salvatore (Giuseppe Tantillo), un nipote amorevole, Samira attende la morte.

Qualcuno ha scritto sbrigativamente di questo film come di una grande metafora dell’inerzia e del degrado delle periferie italiane. La vostra affezionata critica ci ha visto altro. Dante forse ha preteso troppo dalle sue forze: spiegare attraverso la propria storia famigliare irrisolta l’involuzione di un intero paese.

Tentativo, a mio avviso, corretto ma rimasto incompiuto nella necessità di spiegare fino in fondo e bene di quale conflitto si tratta. Il dolore forse ha impedito una giusta evoluzione della trama per cui si è chiesto troppo allo spettatore, lasciato all’oscuro all’ombra di simboli a volte eccessivamente ermetici.

La regista si è comunque destreggiata bene con il nuovo dispositivo dimostrando capacità nell’esprimersi lontano dal suo coinvolgente teatro. E per un’opera prima non è poco.

Un film di Emma Dante. Con Emma Dante, Alba Rohrwacher, Elena Cotta, Renato Malfatti, Dario Casarolo, Carmine Maringola, Sandro Maria Campagna, Elisa Parrinello, Giuseppe Tantillo, Daniela Macaluso, Marcella Colaianni, Giacomo Guarnieri
Drammatico, durata 94 min. - Italia, Svizzera 2013. - Cinecittà Luce uscita giovedì 19 settembre 2013

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