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Sacro GRA di Gianfranco Rosi, tristezza e buon umore

Sacro GRA

Un Gra d’oro
Fresco vincitore del Leone d’Oro a Venezia, è in sala con un buon successo di pubblico, Sacro G.R.A. del cineasta italo-americano Gianfranco Rosi. Primo documentario ad essere premiato in un grande Festival, il film di Rosi è una finestra spalancata sulla realtà del serpentone di asfalto e lamiere che cinge Roma come gli anelli Saturno.

Intorno ad un flusso ininterrotto, e quindi infinito, di macchine prosperano periferie brutte, ma brulicanti di vita, e antiche sentinelle del territorio che fu (pecore, pescatori di anguille, coltivatori di palme). Insieme a nobili decaduti murati in 18 mq di appartamento e sfollati per l’ultima alluvione conosciamo surreali principi del cattivo gusto e figure poetiche come il barelliere del 118, vero protagonista di una umanità senza confini.

Rosi organizza il suo materiale come una lunga cavalcata spirituale (spesso la macchina da presa plana dall’alto sul GRA ed entra dalla finestra nelle case dei protagonisti), leggera, evitando qualsiasi intento sociologico, con il solo scopo di far ‘parlare’ le immagini, e quindi gli elementi umani.

Il suo stile è quello del ‘road movie’, inusuale per il documentario italiano, con frequenti stazioni dove il pilota Rosi decide di far scendere lo spettatore per renderlo partecipe, con grazia e affetto, della vita di questi anonimi cittadini del caos.

Transessuali, improbabili ballerine di lap dance, tutti vengono filmati alle prese con una realtà devastante e precaria, in non luoghi privi d’identità e tagliati a metà dal GRA. La natura convive con l’improvvisata modernità generando il punteruolo rosso, parassita che uccide le palme dal di dentro, succhiandole la linfa vitale fino alla morte. Succederà anche con la nostra società?

Il pregio del film di Rosi è di essere riuscito a far convivere nella stessa narrazione l’osceno e il sublime: l’orrido architettonico con la carezza di una madre anziana; la solitudine con l’ironia; la pesantezza del vivere con i gesti e le parole surreali. Non sarà un capolavoro ma è forse di più: l’aver toccato il cuore dello spettatore con la tristezza e il buonumore (che poi è la sintesi perfetta del carattere romano).

ECCO IL TRAILER:

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