Mood Indigo di Michel Gondry

Mood Indigo, La schiuma dei giorni

La schiuma di Gondry
Andare a vedere Mood Indigo di Michel Gondry è un impegno da prendere sul serio. Contrariamente al tono buffo e surreale del film, infatti, il tema affrontato dal regista francese è quanto mai ostico e doloroso.

Il film, com’è noto, è tratto dal libro di Boris Vian, La schiuma dei giorni. Titolo quanto mai azzeccato per descrivere il bello e l’inafferrabile della nostra quotidianità, da conservare. Ma anche come questa comunità di intenti si scontri con l’amara realtà: nel tempo le cose cambiano non le persone. Ed il cambiamento può causare dolore e morte.

Michel Gondry, nell’affrontare la difficile (e libera) trasposizione del romanzo in film, decide di utilizzare due registri: uno stilistico che gli permette di creare un universo fantastico fatto di colori, animali e cose surreali; l’altro ideologico decidendo di inglobare al suo interno la figura del filosofo Jean-Paul Sartre (da Vian ribattezzato Jean-Saul Partre), onnipresente elemento antagonista del tono surreale dato al film nonché corresponsabile della decadenza finale della vicenda.

Colin (Romain Duris), benestante amante della vita con annesso maggiordomo (Omar Sy), s’innamora perdutamente di Chloé (Audrey Tatou) anche a causa del suo nome essendo egli un fanatico del jazz, ed in particolare della medesima canzone di Duke Ellington. Dopo breve fidanzamento segue matrimonio con successiva, quasi immediata, terribile malattia di lei che riduce il marito in miseria e alla morte inevitabile Chloé.

La particolarità e il fascino del film di Gondry risiede nella messa in scena: assistiamo a invenzioni fantasmagoriche e colori sgargianti; oggetti che si trasformano e domicili di topolini riprodotti esattamente come gli originali, in scala ridotta. La vita di Colin è esagerata ed entusiasmante.

Ma dopo la diagnosi della malattia di Chloé tutto diventa progressivamente grigio e buio, pieno di ragnatele. La coppia perde gli amici, la casa piano piano si rimpicciolisce e Colin passa da un lavoro degradante ad un altro. Le cose cambiano, in peggio, e le persone fanno fatica ad abituarsi.

Alla fine siamo sopraffatti dalla ineluttabilità della morte e da una storia scritta, forse, altrove. Sicuramente non da noi.
Il film di Gondry spiazza lo spettatore con le sue invenzioni e lo inquieta con la loro destrutturazione. Peccato per i personaggi, troppo funzionali a questa costruzione e poco liberi di vivere. Un po’ come dei burattini ci coinvolgono ma non fanno scattare l’identificazione.

ECCO IL TRAILER: