L'intrepido, di Gianni Amelio

L'intrepido, di Gianni Amelio

L’intrepido perso

Reduce dal Festival di Venezia, è sui nostri schermi L’intrepido di Gianni Amelio dov’era in concorso. Partendo da una passione giovanile per l’albo a fumetti “L’Intrepido”,  l’ex direttore del Torino Film Festival tratteggia il profilo di un moderno Charlot impegnato nel ruolo del ‘rimpiazzo’: Antonio Pane (uno scintillante Antonio Albanese), infatti, supplisce alle assenze dei lavoratori dal proprio posto.

In questo modo il protagonista si cimenta nei più svariati impieghi, quasi tutti umili, riuscendo incredibilmente bene nello svolgerli. Sguattero, lavoratore edile, attacchino, addetto alla pulizia al mercato del pesce, Antonio non si annoia mai e mai viene pagato. Infatti egli rimedia questa sequela di lavori precari attraverso un mezzano (uno strepitoso Antonio Santagata) che si guarda bene dal consegnarli il giusto compenso.

Ma Antonio è così: egli vede sempre il buono del mondo e non si ribella mai. Ha un figlio (Ivo, interpretato da Gabriele Rendina)con problemi e a cui non sa far da padre e una moglie (Adriana, Sandra Ceccarelli) ormai lontana nel corpo e nello spirito. Un giorno Antonio incontra a un concorso Lucia (una manierata Livia Rossi), misteriosa e infelice ragazza, impegnata a combattere la vita.

Quest’incontro e le dinamiche sospese attorno ad Antonio faranno deviare il corso del tranquillo tran tran del protagonista. In una Milano anonima, violentata e malinconica, splendidamente fotografata da Luca Bigazzi, Gianni Amelio ci racconta la favola di un uomo che riesce a vedere il bello anche nelle situazioni più squallide, sacrificando però qualsiasi atto di ribellione. Antonio Pane accetta tutto e tutti senza ombra di amarezza o cinismo.

Un moderno Charlot, sempre solo nella grande città, con la cinepresa impegnata a mostrarci il protagonista di spalle mentre si allontana da qualche fallimento, pronto ad affrontarne un altro, proprio come accadeva a Chaplin. Amelio e Albanese ce la mettono tutta per coinvolgere lo spettatore all’interno del loro sogno (forse anche potente metafora dell’Italia lacerata e supina di oggi?).

Ma il risultato è modesto: la poesia, che è anche muta e dolorosa elaborazione della realtà, qui è quasi del tutto assente. Chi è Antonio Pane?, da dove viene?, che cosa faceva prima di essere un rimpiazzo?, perché il suo matrimonio con Adriana è finito? e Lucia chi è e perché sta male?

L’oscurità in cui è tenuto lo spettatore non aiuta ad entrare in empatia con tutta la vicenda ma anzi genera un leggero fastidio. Peccato, anche se la l’interpretazione di Albanese è di assoluto rilievo e l’intento, trattandosi di Amelio, è come al solito onesto e rigoroso.

ECCO IL TRAILER: