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World war Z, sono furbi questi zombie…

World  war  Z

Chi scrive è una fervente appassionata di zombie, fin dalla nascita del genere. Unire l’atavica paura di incontrare un revenant (coloro che ritornano), così presente anche in letteratura, con la natura prettamente anti-moderna dello zombie (privi di individualità, sono come un esercito scalcinato e parecchio incazzato di sottoproletari) è stata una idea arguta fin dall’incredibile successo de La notte dei morti viventi di George Romero del 1968.

Ciò che rende irresistibile il fascino dei film zombie è il contrasto tra la lentezza esasperata del morto-vivente con la paralisi indotta dalla paura della moltitudine. In quei frangenti lo spettatore ha il tempo per assaporare il panico, la pietà, il disgusto, la felicità per la fuga: tutti elementi molto antichi che forse ci fanno rivivere momenti della storia umana in cui eravamo noi le prede.

Tutto questo preambolo per parlare dell’ultimo film zombie uscito: World war Z, ideato, prodotto e interpretato dalla superstar Brad Pitt.

Curiosa scelta, questa di Pitt, lui apparentemente refrattario al genere horror si cimenta in un blockbuster, diretto dall’onesto mestierante Marc Forster, in cui sono mischiati diverse tipologie cinematografiche: il film apocalittico, il catastrofico, di guerra oltre all’horror. In questo modo snaturando e alterando le caratteristiche degli zombie.

Infatti in World war Z, i mostri sono velocissimi, sia a trasformarsi sia a spostarsi. Sembrano scimmie più che morti viventi. L’effetto moltitudine, prima lenta ma inesorabile, qui assume sembianze da super eroe con mucchi selvaggi di zombie alti come piramidi che si formano e si disfano in un attimo.

Ambientato ai giorni nostri, scoppia una guerra totale con umani contrapposti a zombie. Il contagio è sconosciuto e misterioso. Il mondo vede le sue civiltà crollare una ad una.

In una città americana Gerry Lane (Brad Pitt), agente delle Nazioni Unite fuori servizio, viene sorpreso come tutti gli altri dalla catastrofe ma riesce a mettere in salvo la sua famiglia grazie all’intervento della marina americana. Alla disperata ricerca di risposte, Lane viene spedito in Corea a caccia delle cause del virus.

Da lì l’azione si sposta in Israele (con relativo panegirico sul ‘muro’) per concludersi (fino al sequel) in Galles in un laboratorio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità…

Come si può intuire il film è un mediocre tentativo di fare cassa, probabilmente riuscendoci. Gli zombie sono un’altra cosa (vedere il serial The walking dead): una possibilità donata dai morti ai vivi di riflettere sulla propria mortalità. Notevoli, comunque, gli effetti speciali. In primis la famosa piramide…

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