"Salvo". Si salvi chi può!

Film "Salvo"

Piena di aspettative, e confortata dalle belle notizie provenienti dal festival di Cannes dove il film Salvo dei registi Grassadonia e Piazza ha vinto ben due premi alla Semaine de la Critique, la vostra affezionata critica esce delusa e confusa dall’anteprima del film Salvo.

La natura del film di Grassadonia e Piazza non è chiara, e forse risiede in questo non trascurabile difetto la lacuna più vistosa.

In un film dove il protagonista è un killer mafioso ci saremmo aspettati più cautela nel trattare il personaggio come un eroe. Inoltre alcune scelte registiche, come i lunghi piani sequenza iniziali, non sembrano avere ragion d’essere.

La narrazione del tempo reale in diretta è sempre una possibilità molto forte: deve quindi essere supportata da valide ragioni estetiche e morali. Purtroppo niente di tutto questo c’è in Salvo.

Il film si apre con una lunga sequenza in cui la macchina da presa segue le gesta di Salvo, un killer mafioso, incaricato di far fuori un rivale (per quale motivo, dove, non si sa). Scene molto ben orchestrate documentano l’inaudita ferocia di questo killer taciturno e torvo (impersonato dall’attore palestinese Saleh Bakri) fino all’incontro fortuito con la sorella di colui destinato ad essere ucciso.

Rita (Sara Serraiocco) è cieca e il secondo, lunghissimo, piano sequenza è dedicato a lei: Salvo la spia, non visto, mentre aspetta il fratello di lei da assassinare. Pare affascinato dalla natura priva di difese di Rita e la segue per tutto l’appartamento mentre lei snocciola un campionario di smorfie forse prive di significato.

Ammazzato il fratello, Salvo rapisce Rita e racconta al mafioso di averla uccisa. Segue avvitamento della situazione verso la sua conclusione drammatica, tra cui il miracolo di Rita di nuovo vedente...

I registi Grassadonia e Piazza hanno dedicato il film al giudice Falcone. Non ci è chiaro, però, qual è lo scopo dell’opera. Far vedere che anche i mafiosi hanno un cuore? Una metafora della cecità della Sicilia (e più in generale dell’Italia) di fronte al fenomeno mafioso? Un tentativo di narrare in forma di western le gesta dell’eroe cattivo?

Non sappiamo, salvo che alla perizia tecnica bisogna saper accoppiare anche delle idee, possibilmente non equivocabili. Se si voleva descrivere i tormenti di un mafioso innamorato, Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino resta tuttora un punto di riferimento ineludibile.

Il cast è dignitoso ma il bravo Saleh Bakri è totalmente fuori ruolo e la Serraiocco pare sprecare il suo talento in una parte indefinita.

Ecco il trailer: