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"Quando meno te lo aspetti", aspettando la felicità

Agnès  Jaoui,  Quando  meno  te  lo  aspetti

E’ nelle sale italiane l’ultimo film della cineasta francese Agnès Jaoui, "Quando meno te lo aspetti". La regista ci aveva già deliziato con l’esilarante e ironico Il gusto degli altri, commedia sui rapporti umani nella Francia postmoderna.

Con quest’ultimo film la Jaoui si misura con l’analisi dello stato dell’arte degli individui nella Francia odierna in crisi: di valori, d’identità, di etica.

E lo fa usando come cornice la favola: di Cappuccetto Rosso, di Barbalù. Indirettamente dicendoci come i modelli tradizionali del principe azzurro o dell’orco, del lupo cattivo o di Biancaneve siano ormai inapplicabili in una società, come quella odierna, dove all’indeterminatezza individuale si somma l’instabilità famigliare e sociale.

Siamo a Parigi (mai così bella) e vari personaggi sono intrecciati tra di loro da fallimenti sentimentali, famiglie allargate, misantropi terrorizzati dalla morte. Genitori, figli e bambini si trovano a gestire fallimenti affettivi e divisioni dolorose.

Su tutti svetta Agnès Jaoui, nella parte di una maestra/regista, che tenta di divincolarsi tra un matrimonio fallito, una figlia adolescente (Nina) in fissa con la religione; un’altra figlia Laura, avuta da un potente politico corrotto, sedotta e abbandonata dal bel lupo cattivo Maxime Wolf (Benjamin Biolay) influente critico musicale e mecenate della di lei fidanzatino (Sandrò).

E svetta anche l’esilarante burbero, arido e misantropo Pierre (un fantastico Jean Pierre Bakri), papà di Sandrò, uomo in crisi di mezza età, con il terrore della morte, incapace di instaurare rapporti umani e improvvisamente cosciente della sua devastante solitudine. Attraverso la scansione della favola di Cappuccetto Rosso, recitata dai bambini, il finale sarà lieto anche se la principessa non ne vuole sapere del principino…

La Jaoui mette in scena il suo film usando continuamente un cambio di prospettiva tra un piano lungo e sfuocato e un piano ravvicinato e sfalsato dando così la sensazione di scatole cinesi tra i vari piani della storia (la favola, la recita dei bambini, il mondo dei grandi). Una commistione che produce smarrimento e incertezza negli individui, ormai disabituati a gestire le proprie emozioni e a seguire il cuore.

Il gioco di Jaoui è forse troppo complicato e, a tratti, lo spettatore ha difficoltà a seguire tutti i personaggi nelle loro molteplici relazioni. Ma lo sforzo per aver immaginato un simile incastro di situazioni, nonché la varietà di stili registici usati dalla regista (sorprendente la carrellata alla Taxi driver a scoprire una Parigi notturna e vagamente minacciosa e perduta), fanno di Quando meno te l’aspetti un film da vedere.

Ecco il trailer

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