Una vita in viaggio, da sola

Viaggio sola

L’inaspettato successo del film di Maria Sole Tognazzi, Viaggio sola, ha spiazzato molti. Girato con pochi soldi, una trama apparentemente semplice e inconcludente, ha il suo pregio nel non diventare una banale storia d’amore o un ricettacolo di delusioni e amarezze in salsa single.

Al contrario la regista è riuscita a fotografare un pezzo di realtà odierna attraverso una figura di donna singolare, indipendente, forse infantile ma comunque capace di catturare l’essenza della vita: la libertà di muoversi, conoscere, osservare, riflettere. Fino all’incontro con la morte che causa un consapevole ridimensionamento ma non un abdicare dalla sua natura.

Irene (Margherita Buy, magnifica) è ‘l’ospite a sorpresa’: colei temuta più di ogni altro dal management dei grandi alberghi internazionali. Il suo lavoro, infatti, consiste nel verificare le eccellenze dei cinque stelle sparsi per il pianeta: la pulizia delle camere, le divise del personale, la cottura dei cibi, la cortesia.

Attraverso la frequentazione di luoghi magnifici, ma impersonali come tutti gli hotel, l’esistenza di Irene pare come sospesa. Ha avuto un fidanzato, Andrea (un misurato Stefano Accorsi), con cui è molto amica; ha una sorella, Silvia (Fabrizia Sacchi), sposata con Tommaso (Gianmarco Tognazzi) e madre di due figlie, con cui ha un rapporto conflittuale ma affettuoso. Irene sembra decisa a viversi soltanto il presente.

I suoi continui viaggi sono spostamenti orizzontali di luogo e non di tempo, forse consapevole che oggi ci si sposta a velocità vertiginosa, spesso a vuoto, pur di acchiappare i vari pezzetti di noi sparsi in giro. Irene non cerca la felicità e il domani ma il qui e ora.

Fino a quando incontra, nel lussuoso Adlon a Berlino, l’antropologa Kate Sherman (Lesley Manville) che le farà capire quanto gli affetti devono essere coltivati senza doversi snaturare.

Maria Sole Tognazzi confeziona un film delizioso, con un ritratto di donna forte ma accattivante, fuori dalle regole ma con senso dell’umorismo. Una donna, insomma, non facilmente catalogabile e quindi pericolosa. Il successo di pubblico, però, ci fa capire quanto bisogno ha la gente di buon cinema e di personaggi con cui, evidentemente, ci si identifica facilmente.

Ecco il trailer