Come un tuono: la forza delle idee

Come un tuono, recensione

Come un tuono, diretto dal regista statunitense Derek Cianfrance, è il perfetto esempio di come si può fare dell’ottimo cinema senza rinunciare a ingredienti fondamentali dell’industria hollywoodiana come l’avvenenza degli interpreti, l’azione, la suspence, l’happy end.

In questo suo secondo lungometraggio (in precedenza ottimo documentarista), Cianfrance architetta una storia solo in apparenza lineare per poi sciogliersi davanti allo spettatore con tutto il suo dolore, profonda ingiustizia e desiderio di riscatto.

In un’America anonima (siamo a Schenectady, nello stato di New York), Luke (un eccellente Ryan Gosling) fa lo stuntman con la moto in una fiera itinerante. Figlio di nessuno, il giovane è un ribelle gentile e mette incinta una ragazza messicana del luogo senza saperlo.

Quando la fiera ricapita in città l’anno seguente Luke viene a conoscere per caso della sua paternità. Decide di fermarsi e di ‘fare il papà’. Peccato che Romina (una ottima Eva Mendes), conviva con l’afroamericano Kofi e non abbia alcuna intenzione di modificare la propria pace famigliare e una sofferta sicurezza economica.

Senza lavoro Luke conosce Robin (Ben Mendelsohn), un meccanico spiantato che lo introduce al brivido delle rapine in banca: Luke corre con la sua moto veloce da una banca all’altra, eludendo con destrezza la polizia per poi infilarsi nel camion di Robin a godersi il colpo.

Con il denaro anche Romina accetta di far vedere il piccolo Jason al padre. Peccato che con i soldi arrivino i guai. Incapace di controllare il suo carattere impetuoso Luke tenta una ultima rapina, per poter scappare insieme a Romina.

L’azione va male e il protagonista rimane inopinatamente ucciso e lascia i riflettori al suo assassino, il poliziotto Avery Cross (Bradley Cooper), figlio di un giudice della Corte Suprema.

Con l’uccisione del rapinatore Cross si ritrova prima eroe e successivamente impantanato nei meccanismi di un corpo di polizia corrotto. Su queste macerie costruisce la sua carriera di pubblico ministero, fino a quando suo figlio A.J. non incontra Jason, il figlio di Luke.

Questo non è solo un film di guardie e ladri ma è anche un meccanismo perfetto costruito dal regista per parlarci di padri che non ci sono mai per i figli (o perché ammazzati o perché troppo impegnati a inseguire una carriera) e dei meccanismi che regolano una società basata sullo sfruttamento come metodo produttivo (e di sopravvivenza).

E’ un discorso che non riguarda solo i ricchi e i poveri ma tutti. Romina considera Luke un perdente quindi si sente libera di ‘rubargli’ il figlio; Cross si sente in colpa per aver ucciso Luke ma non confessa di aver premuto per primo il grilletto; A.J. dietro l’aria da compagnone sfrutta Jason come pusher, ritenendolo uno sfigato. Solo attraverso il recupero della figura del padre, Jason riscatterà la sua dignità, assaporando la libertà con una nuova corsa in moto.

Il trailer