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Gli amanti passeggeri. Girare a vuoto

Amanti passeggeri di Almodovar

Con il suo nuovo film Pedro Amodovar apparentemente ritorna alla commedia brillante. Ai tempi di Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988) per intenderci. Effettivamente il regista spagnolo ammanta di uno strato ridanciano la trama di Gli amanti passeggeri, a prima vista un lungometraggio a metà tra Airport e L’aereo più pazzo del mondo.

Ma il buon Pedro tira allo spettatore uno scherzo non da poco.

Dietro allo strampalato aereo della compagnia Panoramica il regista spagnolo tratteggia lo stato dell’arte delle opulente società europee, in caduta libera verso un declino inarrestabile.

Prive di una bussola politica, prede di un dissesto culturale e morale senza precedenti, le comunità del vecchio continente (in primis quella spagnola, alle prese con una crisi durissima) sbandano e girano a vuoto, in attesa di poter atterrare senza farsi troppo male.

Esaurito un gustoso prologo con i suoi attori feticcio Penelope Cruz e Antonio Banderas nei panni di due addetti alla pista alquanto imbranati, decolla un volo da Barcellona con destinazione Città del Messico. Ma proprio a causa della sbadataggine dei due, il carrello s’inceppa e l’aereo è costretto a cercare un aeroporto disponibile per l’atterraggio di fortuna. In attesa, il velivolo gira a vuoto sopra il cielo di Spagna.

A bordo, un improbabile equipaggio formato da tre simpatici froci cerca d’intrattenere i passeggeri ignari del pericolo. Ma mentre la classe turistica viene immediatamente addormentata con dosi massicce di sonnifero, l’attenzione della macchina da presa si concentra sulla business dove varie tipologie d’individui si confrontano: la escort custode di segreti imbarazzanti, il killer tenebroso lettore di Bolaňo, due sposini in viaggio di nozze di cui lui spacciatore di mescalina, un manager truffaldino e bancarottiere, una veggente vergine in cerca di amante, un attore bugiardo e, infine, due piloti in crisi d’identità sessuale.

Tra gag musicali e uso massiccio di droghe e alcol questa variegata umanità finirà di annegare le proprie ansie in una gigantesca orgia, sia omo che eterosessuale, liberatoria. Il finale è di speranza per quanto lasci intatti gli interrogativi sul nostro futuro.

Il grande regista spagnolo introduce il film affermando che gli avvenimenti a cui assisteremo, così come la natura del cinema, non sono catalogabili come veri o falsi. A ciascun spettatore è dunque delegata l’interpretazione degli stessi. Su questa base Almodovar confeziona una kammerspiel molto virata sul noir, per quanto il lato spensierato e ridanciano fuorvia lo spettatore.

Questa ambiguità tra modi di rappresentazione e contenuto mostra come i rapporti umani (anche di classe) e i costumi sono così sovrapposti e mischiati da risultare per noi europei al contempo una salvezza e una perdizione: salvifici perché finalmente le barriere sono abbattute, dannati perché le responsabilità non sono mai individuali. E intanto, in classe turistica, si dorme…

Il cast, tra cui volti storici del cinema di Almodovar come Cecilia Roth, Javier Cámara, Paz Vegas, è ottimo tutto.

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