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Giochi di potere, anche in cucina

La cuoca del presidente

Ispirato al libro autobiografico Mes carnets de cuisine , du Périgord à l’Élisée di Danièle Delpeuch, per alcuni anni cuoca personale di François Mitterrand all’Eliseo, è uscito anche in Italia il film del regista francese Christian Vincent, La cuoca del presidente.

Ci si domanda spesso del perché il cinema italiano sia in crisi. Il bel film di Vincent può essere una parziale spiegazione. Da sempre i cugini francesi sono molto bravi e professionali nel confezionare opere, come questa, dove la leggerezza del tema proposto si accompagna a una capacità descrittiva e di analisi sconosciuti in patria.

Se fatto in Italia, questo film avrebbe preso inevitabilmente una piega comica o, peggio ancora, sentimental-melensa. Come se descrivere attraverso l’alta cucina i meschini giochi di potere presenti nel palazzo presidenziale fosse un compito troppo arduo da affrontare o forse la realtà troppo misera da meritare un racconto ben articolato come questo La cuoca del presidente.

Sta di fatto che l’opera di Vincent risulta piacevole da seguire senza avere la pretesa di svelare complotti ma dando uno sguardo lucido e divertito, nonché molto saporito!, sugli intrighi di cui rimane vittima Hortense (una brava Catherine Frot).

Hortense è una chef sopraffina che vive nella regione del Périgord, in una bella fattoria insieme allo zio. Le sue lezioni di cucina, soprattutto del territorio e rispettose della tradizione francese, le danno una certa fama. La notorietà giunge all’orecchio del presidente, desideroso, ormai giunto in tarda età, di mangiare le cose buone della sua infanzia. Hortense si deve occupare esclusivamente dei pasti del Presidente, mentre l’invidiosa cucina centrale di quella dei dipendenti dell’Eliseo.

Attraverso manicaretti sublimi Hortense sviluppa un rapporto sempre più intimo con il Capo dello Stato, facendo lievitare l’ostilità degli altri chef. Fino a quando la situazione diventa insostenibile.

La conclusione è un’amara riflessione sul potere dell’invidia e sulla impenetrabilità dei protocolli e della burocrazia: sia Hortense che il Presidente diventano vittime di questi processi in una spirale che tutto soffoca e vanifica.
Ottimo il cast, attenta la regia nell’assimilare i piatti succulenti alle situazioni del momento.

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