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Ambiguità dell’educazione

Educazione siberiara

Avendo letto il libro di Nicolai Lilin, Educazione siberiana, da cui Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film adesso in uscita, la vostra affezionata critica si è avviata alla visione non senza qualche remora.

Mi ricordo di aver finito di leggere l’opera di Lilin senza essere riuscita a capire se l’autore fosse stato sincero fino in fondo nel descrivere l’esistenza di questa stravagante comunità che viveva seguendo leggi proprie.

Dopo la deportazione imposta da Stalin, a metà del secolo scorso, per riuscire a domarne gli spiriti ribelli, i siberiani, ‘onesti criminali’, si erano insediati in un territorio a sud – ovest nell’Unione Sovietica (probabilmente l’odierna Ucraina).

L’ambiguità della figura di Lilin, il protagonista (nel film Kolima), è nel fornire spiegazioni solo a una parte degli avvenimenti descritti: l’infanzia felice, la figura moralmente alta del nonno, gli amici, la lealtà, il carcere, la figura di Xenja, il codice d’onore pervaso da una violenza a volte difficilmente accettabile.

Tuttavia, lo scrittore russo, non usa lo stesso metro quando si tratta di raccontare la sua esperienza come cecchino nella sporca guerra cecena. Si limita a descrivere il proprio impegno come quello di un soldato qualunque e non come il siberiano tosto e ribelle che abbiamo conosciuto all’inizio del libro.

Evidentemente non sono solo io ad aver avvertito uno scarto troppo forte all’interno della narrazione. Anche Salvatores ne avverte il pericolo.
Per neutralizzarlo decide di alternare la descrizione dell’educazione di Kolima con scene in Cecenia di lui soldato alla resa dei conti con il suo amico Gagarin. La guerra tenuta in uno sfocato secondo piano.

Alla fine il protagonista ne esce moralmente bene, con la sua dignità intatta e la divisa immacolata. D’altra parte tutto il film è un po’ troppo pulito per risultare credibile.

Pulite le immagini, puliti e belli i protagonisti, stupendo il paesaggio. In un’educazione così controversa un po’ di sporcizia sarebbe stata salutare e l’orazione moraleggiante di John Malcovich (nonno Kuzja) più veritiera.

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