Gangster squad, sotto le pistole… quasi nulla!

Gangster  squad

Da sempre nel cinema americano si è tentati dal demone del replicante. Nel filone dell’action movie gangsteristico si tenta, ora, di copiare il successo e le atmosfere di L.A. confidential incrociato con una riedizione dei Magnifici sette.

Stiamo parlando di Gangster squad di Ruben Fleischer, sorta di film pseudo noir con accenni da comic strip.

Troppa carne al fuoco e poche idee chiare, nonostante il cast prestigioso che vede Sean Penn nelle vesti di Mickey Cohen, spietato gangster alla conquista di Los Angeles, Josh Brolin nei suoi abituali abiti da bravo padre di famiglia/poliziotto (John O’Mara) e Ryan Gosling in quelli di uno svagato ma sensuale sbirro (Jerry Wooters).

La storia è come al solito “vera” e racconta l’ascesa e la caduta di un gangster ebreo nella Los Angeles del secondo dopoguerra. Cohen guadagna con la prostituzione e lo spaccio d’eroina e vuole diventare l’incontrastato re della malavita con la messa a punto di un meccanismo per l’accentramento e la raccolta delle scommesse clandestine.

La città è ai suoi piedi e la corruzione dilaga sia ai piani alti che bassi delle forze dell’ordine. Salvo il capo della polizia, Bill Parker (Nick Nolte), che mette in piedi una squadra speciale clandestina destinata a combattere il bandito con i suoi stessi mezzi. Seguono inseguimenti, ammazzamenti, sparatorie, tradimenti e…lieto fine come nella migliore tradizione hollywoodiana.

L’ennesimo film che indaga sulle storia poco garbata della città degli angeli è un gran spettacolo (per chi apprezza) in un guscio vuoto. Niente atmosfere decadenti, da fine epoca, come in L.A. confidential; totalmente assente l’ironia come nei migliori Philip Marlowe, sparita ogni indagine sul lato oscuro della ricchezza californiana (Chinatown).

Quello che rimane è un mix di fumetti (la maschera di Cohen presa di peso da Dick Tracy), di sparatorie in difesa dei più deboli (I magnifici sette), di crudeltà, inseguimenti, night club alla moda (Scarface 1 & 2). Onestamente un po’ poco, visto gli ottimi attori in azione, ma evidentemente sufficiente alla produzione (Warner Bros.) per tirare su il solito gruzzolo.