Sei qui: Home Spettacolo Cinema Magnifica ossessione… imperfetta

Magnifica ossessione… imperfetta

Zero  dark  thurty

L’uccisione  di  Bin  Laden,  da  parte  delle  forze  speciali  statunitensi,  ha  costituito  per  quel  paese  la  fine  di  un  incubo.  Una  ossessione,  durata  undici  lunghi  anni,  costituita  da  torture,  appostamenti,  interrogatori  inframmezzati  da  altri  cruenti  attacchi  terroristici  (Madrid,  Londra,  Bali,  Islamabad).

La  regista  americana  Katryn  Bigelow,  insieme  al  giornalista  Mark  Boal,  ha  deciso  di  raccontarlo  nel  suo  nuovo,  e  controverso,  film  Zero  dark  thirty.

Tutti  abbiamo  memoria  dello  stupore  provato  lo  scorso  anno  alla  notizia  dell’irruzione  in  una  casa  bunker  ad  Abbotabad  (Pakistan)  dei  Navy  Seal  e  dell’uccisione  di  Osama  Bin  Laden.;  del  frettoloso  funerale  celebrato  su  una  nave  da  guerra  e  del  successivo  seppellimento  in  mare  del  corpo  dello  sceicco. 

Non  pochi  dubbi  affiorarono  nella  mente  di  noi  scettici  europei,  poco  avvezzi  a  una  caccia  all’uomo  così  lunga  per  lavare  l’umiliazione  e  il  dolore  subito  dagli  americani  nell’attacco  alle  due  torri  di  New  York. 

Così  come  una  certa  perplessità  ha  generato  l’uccisione  quasi  a  sangue  freddo  di  Bin  Laden  (salvo  voltarci  dall’altra  parte  quando  la  stessa  cosa  è  successa  con  Gheddaffi…). 

Ma  tant’è:  questa  è  la  differenza  che  marca  noi  europei  e  gli  americani.  A  parte  il  concetto  stesso  di  patriottismo  anche  la  dedizione  e  l’impegno  a  raggiungere  l’obbiettivo  sono  decisamente  di  marca  statunitense.

L’occasione  era,  dunque,  ghiotta  per  una  brava  regista  che  ha  fatto  dell’ossessione  un  suo  marchio  di  fabbrica.  Nel  suo  film  precedente,  The  hurt  locker,  la  Bigelow  era  riuscita  magnificamente  a  descrivere  l’ossessione  di  un  gruppo  di  artificieri  in  Iraq  nello  sfidare  la  morte  e  alla  fine  di  non  poterne  fare  a  meno. 

Di  come  la  vicinanza  con  la  morte  potesse  far  sentire  vivi,  mentre  dentro  ti  annientavi  ogni  giorno  di  più.  Uno  splendido  film,  reso  realistico  dall’ambientazione,  ma  profondamente  originale  nello  script  e  nelle  soluzioni  registiche. 

In  Zero  dark  thurty,  al  contrario,  si  sente  il  peso  della  storia  che  schiaccia  il  film  e  annulla  l’effetto  della  bravura  della  regista  nel  raccontare  la vita  di  una  giovane  donna,  Maya,  analista  della  CIA  impegnata  nella  sua  caccia  personale  a  Bin  Laden.

I  suoi  sentimenti,  frustrazioni,  osservazioni  passano  inevitabilmente  in  secondo  piano  rispetto  all’andamento  documentaristico  della  vicenda.  La  necessità  di  descrivere  esattamente  come  andarono  gli  eventi  prende  il  sopravvento  sulla  storia  di  Maya. 

La  regista  riesce  comunque  a  produrre  momenti  di  gran  cinema:  la  sincronia  perfetta  tra  dispositivi  ottici,  apparecchiatura  sonora,  vorticosi  pedinamenti  in  macchina  per  le  strade  di  Peshawar  che  danno  la  sensazione  di  continue  sovrapposizioni  tra  reale  e  irreale  fino  alla  lunga  sequenza  dell’irruzione  notturna  nel  rifugio,  straniante  a  tal  punto  da  non  saper  riconoscere  i  buoni  dai  cattivi. 

Nota  di  merito  per  Jessica  Chastain  nel  ruolo  di  Maya,  intensa,  misurata  e  spesso  attonita  di  fronte  alla  violenza.  Ma  anche  decisa  e  tenace  come  solo  le  donne  sanno  essere.  Un  bel  ritratto  femminile  (Maya)  di  una  donna  (Bigelow)  per  un’attrice  (Chastain).

Articoli in argomento

left Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna. Forniamo gratuitamente consulenza telefonica e via email su qualsiasi problema di salute femminile. Siamo all'interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma nell'edificio più noto come Buon Pastore del Comune di Roma

Socials Bottom

Iscriviti alla Newsletter