Lincoln: un atto di civiltà

Steven  Spielberg,  Lincoln

Come abbiamo già avuto modo di notare recensendo Django unchained, il nuovo film di Steven Spielberg, Lincoln, ha il merito di aiutare la formazione di una rinnovata coscienza civile americana. Il bel lavoro del regista americano punta i riflettori della storia sul sedicesimo presidente americano, Abraham Lincoln. Colui che, al termine di una sanguinosissima guerra, riuscì ad abolire la schiavitù.

Non a caso, per rimarcare ancor di più il legame tra il film di Tarantino e questo, è presente nella trama un dato fondamentale legato al concetto stesso della schiavitù e della sua abolizione: la proprietà di un essere umano.

Se nel film di Tarantino Django e Schultz dovevano comprare la moglie del cacciatore di teste ex schiavo per poter andare liberi per le praterie dell’America, nel film di Spielberg il presidente deve far ratificare dal parlamento l’emendamento al tredicesimo articolo della costituzione proprio sulla proprietà per poter imporre l’abolizione al sud secessionista, come legge dello Stato federale.

E’ attraverso la legalità che si arginano le più grosse nefandezze della storia, sembra suggerire il carismatico Lincoln, interpretato magistralmente da Daniel Day – Lewis.

Il film è la cronaca degli ultimi fuochi prima del voto decisivo in parlamento: i giochi per riuscire ad accaparrarsi i voti necessari per vincere, le schermaglie dialettiche tra i contendenti, la situazione difficile con la moglie instabile, i colloqui segreti per cessare la guerra, le parabole visionarie sciorinate da Lincoln sono il sale di quest’opera che rende omaggio non solo alla propria storia più bella ma anche al cinema, con un occhio di riguardo al Quarto potere di Orson Welles, e alla pittura figurativa di John Singer Sargent.

La figura del presidente emerge come quella di un titano: sempre un passo avanti rispetto agli altri, con una visione lucida sul futuro ed un occhio benevolo verso i più umili, conquistati con modestia e sagacia.

Lincoln è un grande affresco di un epoca della storia degli Stati Uniti. Concepito a quadri, con colori pastello che danno il senso del tempo e contemporaneamente donano all’immagine un suo spessore, il film è anche un omaggio alle origini della democrazia americana.

L’eloquio del presidente, allenato da innumerevoli dibattiti pubblici, rimanda alla massiccia partecipazione civile sulle questioni politiche. Le persone erano abituate a confronti continui e ad usare un linguaggio consono.

Questo impegno collettivo si è perpetuato nel tempo diventando uno dei capisaldi delle comunità statunitensi e la cifra della propria convivenza civile.

Il cast è tutto ottimo.