Quartet: omaggio all’attore

Quartet, di Dustin Hoffman

Quando si raggiunge una certa età si ha voglia di guardarsi indietro, fare due conti e rendere omaggio a ciò che di significativo c’è stato. Nel caso di Dustin Hoffman, grande ed eclettico attore caro a tutti noi per aver interpretato personaggi indimenticabili (Il Laureato, Un uomo da marciapiede, Il maratoneta, Tutti gli uomini del presidente, Piccolo grande uomo, ecc.), la riflessione personale lo porta alla realizzazione di Quartet, al momento sui nostri schermi.

Senza l’ansia di dimostrare niente a nessuno, Hoffman sforna un film delicato e leggero, con sottotesto malinconico, dedicato alla sua professione: l’attore.

In una casa di riposo per musicisti nella campagna inglese, Beecham House, tre cantanti lirici (Reginald-Tom Courtnay, Wilf-Billy Connolly e Cissy-Pauline Collins) si ritrovano per vivere in armonia i loro ultimi giorni. L’ambiente è accogliente e la musica accompagna la routine giornaliera di questi particolari ospiti.

Tutti, infatti, suonano uno strumento o cantano. In questo periodo dell’anno l’impegno è organizzare un galà, che ruota intorno a La donna è mobile del Rigoletto, necessario per rimpinguare le esangui casse della casa. Tra gag e malattie invalidanti, la vita scorre allegra a ritmo di musica, quando all’improvviso arriva una nuova ospite, la diva Jean (Maggie Smith), che mette sottosopra le vite di tutti, specialmente quella di Reginald.

Vecchi rancori e dolori emergono e dovranno essere sanati in qualche modo mentre provano la famosa aria del Rigoletto, Bella figlia dell’amore.
Il grande Dustin si diverte a mettere in scena una piéce teatrale di Ronald Harwood (gia sceneggiatore di Il servo di scena, Il pianista,ecc.) innervandola con l’ambientazione nella casa di riposo per musicisti, realmente esistente.

Fu Giuseppe Verdi ad avere l’idea geniale di fondarla nel 1899 a Milano, cosciente del paese dove viveva e delle difficoltà degli artisti d’opera che quando smettono vengono facilmente dimenticati. Nel 1984 Daniel Schmid, regista teatrale e cinematografico svizzero, gira Il bacio di Tosca, documentario ambientato a Casa Verdi.

Hoffman lo vede e da quel momento ha lavorato per realizzare questo film. Spostato la casa in Inghilterra il regista lascia liberi i suoi grandi attori di maramaldeggiare con misura rendendo così omaggio e ai musicisti e alla sua professione. Non disdegnando delicate malinconie e riflessioni sul tempo che passa (e che rimane) e l’avvicinarsi della morte.

Sempre con ironia, però. Metodo Dustin Hoffman.