Sei qui: Home Spettacolo Cinema Fuga con la bici

Fuga con la bici

La bicicletta verde

Wadjda  è  una  bambina  saudita.  Vive  nella  capitale,  Riad,  con  la  madre.  Il  padre  ha  altre  mogli  e  la  figlia,  in  quanto  di  sesso  femminile,  non  è  contemplata  nel  suo  vissuto.  Wadjda  è  indipendente  e  schietta. 

Connessa  con  il  mondo  al  di  fuori  dell’Arabia  Saudita,  sogna  di  entrare  in  possesso  di  una  bella  bicicletta  verde  per  poter  sfidare  il  suo  amichetto  Abdullah,  l’unico  che  la  tratta  alla  pari.  Per  riuscirci  la  ragazzina  s’iscrive  ad  un  concorso  sul  Corano  dove  vince  una  bella  somma  di  denaro.

Stiamo  parlando  del  film  La  bicicletta  verde  della  regista  saudita  Haifaa  Al-Mansour,  presentato  nella  sezione  Orizzonti  all’ultima  Mostra  del  Cinema  di  Venezia  dove  ha  riscosso  un  grande  successo  di  pubblico  e  di  critica.  Co-prodotto  da  capitali  sauditi  e  tedeschi  questo  piccolo  gioiello  è  riuscito  a  trovare  la  luce  grazie  agli  sforzi  della  regista  e  certamente  non  visto  di  buon  occhio  dal  regime  saudita.

Il  film,  infatti,  prende  di  petto  tutte  le  questioni  irrisolte  in  gran  parte  dei  paesi  mediorientali:  i  diritti  delle  donne,  l’oppressione  maschile,  la  mancanza  di  democrazia,  il  concubinaggio.  E  lo  fa  attraverso  questa  storia  apparentemente  innocente,  dal  vago  sapore  neorealista.

In  realtà  Al-Mansour  mette  in  scena  una  denuncia  del  sistema  molto  più  netta  di  quello  che  appare  ad  un  primo  sguardo.  La  vita  di  Wadjda  si  svolge  a  scuola  dove  avviene  la  prima  grande  repressione:  le  ragazzine  sono  costrette,  da  altre  donne,  ad  obbedire  da  subito  ai  precetti  imposti  da  una  società  maschile  basata  sul  potere  della  religione. 

L’indagine  prosegue  all’interno  delle  mura  domestiche  dove  la  madre,  in  perenne  attesa  dell’uomo  che  la  dovrebbe  sposare,  si  barcamena  in  un’esistenza  priva  di  sicurezze  e  prospettive.  Tutti  cercano  invano  di  reprimere  la  voglia  di  libertà  della  piccola  ribelle  la  quale  con  il  suo  comportamento  anticonformista  (indossa  scarpe  da  ginnastica,  vende  di  nascosto  braccialetti  alle  compagne,  ascolta  musica  rock,  ecc.)  scardina  il  rituale  ossessivo  entro  cui  le  persone  sono  rinchiuse. 

In  una  Riad  spoglia,  fotografata  come  una  terra  di  nessuno  con  caseggiati  anonimi,  la  regista  destabilizza  le  nostre  certezze  da  cartolina  turistica  seguendo  con  uno  sguardo  amorevole  e  fiero  lo  straordinario  grillo  Wadjda  che  sembra  avere  l’unico  suo  corrispettivo  in  Abdullah,  con  cui  condivide  la  passione  per  la  bicicletta  Alla  fine  la  corsa  dei  due  finisce  con  la  macchina  da  presa  che  segue  Wadjda,  vincitrice  solitaria,  indecisa  su  quale  strada  prendere  ma  consapevole  della  libertà  guadagnata.

Intenso  il  cast  e  straordinaria  Waad  Mohammed,  animale  cinematografico,  speriamo  di  sicuro  avvenire.

left Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna. Forniamo gratuitamente consulenza telefonica e via email su qualsiasi problema di salute femminile. Siamo all'interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma nell'edificio più noto come Buon Pastore del Comune di Roma

Socials Bottom

Iscriviti alla Newsletter