Sei qui: Home Spettacolo Cinema I tre giorni di Argo

I tre giorni di Argo

Argo

Con  Argo  Ben  Affleck  (e  George  Clooney  produttore)  continua  una  tendenza  che  si  va  affermando  a  Hollywood:  quello  di  film  fatti  nel  modo  dei  film  di  denuncia  degli  anni  ’70,  l’età  dell’oro  del  cinema  americano,  finalmente  libero  dai  dogmi  degli  studios  d’indagare  la  realtà  e  svelare  complotti  più  o  meno  veri  (I  tre  giorni  del  condor,  Perché  un  assassinio,  Tutti  gli  uomini  del  presidente,  ecc.)  orditi  dal  potere.

Il  fatto  sorprendente  è  che  il  film  di  Affleck  non  è  una  denuncia  dei  soprusi  del  potere  ma  anzi  è  il  tentativo  lodevole  di  ristabilire  la  verità  su  uno  dei  Presidenti  degli  Stati  Uniti  più  sbeffeggiati  della  storia:  Jimmy  Carter. 

Si  ricorderà  la  vicenda  tragicomica  che  coinvolse  gli  Stati  Uniti  all’indomani  dell’ascesa  nel  1979  dell’Ayatollah  Komeini  in  Iran:  55  ostaggi  americani  in  mano  agli  iraniani,  in  seguito  all’assalto  all’ambasciata,  per  444  giorni  durante  i  quali  la  presidenza  statunitense  cercò  goffamente  di  ordire  un’azione  militare  per  liberare  gli  ostaggi,  finita  nel  ridicolo  con  la  caduta  dell’elicottero  che  avrebbe  dovuto  portare  in  salvo  tutti. 

Dall’umiliazione  patita  in  quell’occasione  e  dalla  ferita  mai  rimarginata  della  disfatta  del  Vietnam  sarebbe  scaturita  la  politica  estera  aggressiva,  sfociata  successivamente  nelle  due  guerre  del  Golfo  e  nell’invasione  dell’Irak  e  dell’Afganistan.

Adesso  i  documenti  desecretati  dal  Dipartimento  di  Stato  (ebbene  sì,  in  quel  paese  l’opinione  pubblica  viene  a  sapere  la  verità  prima  o  poi…)  rendono  nota  una  vicenda  che  all’epoca  (siamo  nel  1980)  fu  totalmente  attribuita  al  governo  canadese. 

Gli  americani  in  Iran  in  realtà  erano  61:  6  funzionari  dell’ambasciata  riuscirono  a  fuggire  e  a  nascondersi  presso  la  residenza  dell’ambasciatore  del  Canada  a  Teheran.  La  CIA  orchestrò  un  piano  assurdo  per  portare  fuori  dal  paese  i  sei  prima  di  essere  scoperti. 

Ci  riuscirono  grazie  al  sangue  freddo  dello  spericolato  agente  Tony  Mendez  (Ben  Affleck)  che  con  l’aiuto  di  una  vera  produzione  hollywoodiana  mise  in  piedi  un  falso  film  di  fantascienza  (Argo)  da  girarsi  in  Iran.  Mendez  si  finge  un  addetto  della  produzione  incaricato  di  scortare  la  troupe  nei  sopralluoghi  (i  sei  fuggitivi)  per  poi  ripartire  insieme  a  loro  verso  casa,  il  Canada.  Al  tempo  il  successo  arrise  al  governo  canadese  per  l’ardita  operazione,  senza  nessun  sospetto  sugli  americani  obbligati  al  basso  profilo  data  la  perdurante  prigionia  dei  55  ostaggi  ancora  in  Iran.

Affleck  assembla  un  film  dal  ritmo  brioso,  con  una  ricostruzione  ambientale  meticolosa  e  totalmente  fedele  alle  foto  d’epoca.  Il  suo  Tony  Mendez  è  un  mix  tra  Warren  Beatty  ne  Perché  un  assassinio  e  Robert  Redford  in  I  tre  giorni  del  condor.  Il  suo  mutismo  e  la  recitazione  minimalista  si  addicono  a  un  servitore  dello  Stato  non  impegnato  a  svelare  complotti  ma  ad  assicurare  la  salvezza  a  un  manipolo  di  disperati  impiegati  presi  in  un  gioco  più  grande  di  loro.

Ottimo  il  cast,  a  proprio  agio  in  questo  grande  esercizio  di  finzione  nella  finzione.

Articoli in argomento

left Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna. Forniamo gratuitamente consulenza telefonica e via email su qualsiasi problema di salute femminile. Siamo all'interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma nell'edificio più noto come Buon Pastore del Comune di Roma

Socials Bottom

Iscriviti alla Newsletter