Sei qui: Home Spettacolo Cinema Alì in fuga da due mondi

Alì in fuga da due mondi

Alì  ha  gli  occhi  azzurri

Dopo  aver  firmato  nel  2011  Fratelli  d’Italia,  splendido  docufilm,  Claudio  Giovannesi  porta  sullo  schermo  Alì  ha  gli  occhi  azzurri  sorta  di  sequel  fiction  di  quel  documentario.  A  conferma  di  quanto  il  formato  stia  dando  in  termini  qualitativi  al  cinema  italiano  e  di  quali  interessanti  frontiere  si  aprono  quando  questo  genere  si  mischia  con  la  finzione.

In  Fratelli  d’Italia  Giovannesi  aveva  concentrato  la  sua  attenzione  su  tre  ragazzi  dell’Istituto  Commerciale  “Toscanelli”  di  Ostia.  Attraverso  il  mondo  della  scuola  aveva  via  via  esplorato  le  vite  di  questi  giovani  2G,  come  vengono  comunemente  identificati  i  figli  d’immigrati  di  seconda  generazione  nati  in  Italia  o  trasferitisi  qui  da  piccolissimi.  In  questo  lungometraggio  il  regista  segue  in  particolare  le  vicissitudini  di  Nader,  figlio  di  egiziani. 

Nader  ha  16  anni  e  le  pulsioni  di  un  ragazzo  pieno  di  vita,  cresciuto  in  una  società  occidentale  piena  di  promesse.  Egli  si  è  appena  fidanzato  con  Brigitte,  una  ragazza  italiana.  I  suoi  genitori  non  approvano,  dicono  che  le  nostre  due  culture  sono  tropo  diverse.  Nader,  da  bravo  mussulmano,  deve  andare  in  moschea  e  non  desiderare  la  donna  bianca.  Il  ragazzo  scappa  di  casa  e,  insieme  al  suo  amico  Stefano,  trascorre  una  settimana  per  strada  cercando  inutilmente  di  trovare  una  sintesi  tra  le  sue  radici  e  la  realtà  che  vive  ogni  giorno.

Giovannesi  decide,  dunque,  di  continuare  a  raccontare  la  vita  di  chi  non  può  ancora  aspirare  a  diventare  cittadino  italiano  ma  che  è  ormai  integrato  all’interno  della  nostra  realtà.  Accanto  ai  naturali  turbamenti  e  spaesamenti  tipici  dell’adolescenza  il  regista,  però,  ci  fa  scoprire  un’altra  verità:  i  cittadini  sono  lasciati  al  loro  destino,  in  questa  amara  Italia. 

Se  nel  primo  film  la  scuola  era  l’ultimo  baluardo  affinché  ragazzi  disagiati  (italiani  e  non)  non  fossero  costretti  alla  deriva,  qui  splendono  per  la  loro  assenza  le  istituzioni,  la  capacità  di  tenere  unite  culture  tanto  diverse,  il  non  abbandonare  nelle  fauci  del  pensiero  mercantile  figli  nostri  a  tutti  gli  effetti.  Infatti  se  Nader  vive  un  conflitto  troppo  pesante  da  gestire  per  le  sue  giovani  e  fragili  spalle,  Stefano  annaspa  nella  sua  solitudine  e  inadeguatezza  di  maschietto  sottoproletario  già  cosciente  di  essere  tagliato  fuori  dal  banchetto. 

Il  regista  orchestra  una  ballata  in  6  atti,  quanti  sono  i  giorni  della  settimana  a  spasso  tra  Roma  e  Ostia.  Tra  Pasolini  e  L’odio  di  Kassowitz,  la  macchina  da  presa  sempre  addosso  ai  protagonisti  (seguendoli  o  precedendoli  nelle  loro  scorribande  anche  violente),  il  copione  sembra  a  volte  un  po’  forzato.  Splendidi  e  molto  intensi  i  giovani  protagonisti.

left Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna. Forniamo gratuitamente consulenza telefonica e via email su qualsiasi problema di salute femminile. Siamo all'interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma nell'edificio più noto come Buon Pastore del Comune di Roma

Socials Bottom

Iscriviti alla Newsletter