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Amore, un fatto/libro/film sul lettinoA cura di Umberta Telfener

Il lettino è simbolo del lavoro clinico psicoanalitico e anche se ormai non sempre se si va da una/o psicologo o da una/o psichiatra ci si stende, ugualmente questo simbolo rimane nella fantasia collettiva. Vorrei con questa rubrica “stendere” un film, un libro, un evento sul lettino e analizzarlo dal punto di vista della psiche. I fatti non arrivano alla nostra attenzione in maniera “neutra” ma inevitabilmente interpretiamo ciò che accade a seconda delle nostre lenti e dei nostri pregiudizi, spesso inconsapevoli, sempre inevitabili. Lo stesso accadimento avrà significati diversi a seconda di come lo guardiamo: il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. In questa rubrica la lente interpretativa è esplicita e condivisa con voi: quella del funzionamento della mente e delle regole più attuali delle discipline quali sociologia, antropologia, psicologia… Buona lettura!!!

E ora parliamo di Kevin, recensione del film

Di solito non vado a vedere i thriller, non amo aver paura. Sono appena tornata da aver visto E ora parliamo di Kevin (2011), e mi sento ancora compressa per la tensione.

Un film della regista scozzese Lynne Ramsay con Tilda Swinton nei panni di Eva la madre, John C. Reilly di Franklin il padre e Ezra Miller nei panni di Kevin adolescente, film premiato come il migliore al London Film Festival.

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The Iron Lady, Maryl Streep troppo ironica per interpretare la Thatcher

The Iron Lady, Maryl Streep troppo ironica per interpretare la Thatcher

Ho visto The Iron Lady di Phyllida Lloyd (2011) con l’eccezionale Maryl Streep e mi è piaciuto molto.

Non perché parla di una giovane e coraggiosa Margaret Roberts che con ingenuità e faccia tosta confronta un mondo tutto maschile, che forse proprio per averla sottovalutata le offre uno spazio politico; neppure perché narra di una matura Margaret Thatcher, ex Primo Ministro britannico, rieletto per tre mandati malgrado l’impopolarità mondiale, a seguito di una politica ultra-conservatrice, nemica di ogni compromesso (Maryl Streep è troppo brava e ironica per interpretare la Thatcher, che aveva certamente meno sfumature di lei e non appariva così amabile come l’attrice).

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Albert Nobbs, la mimica, il ritmo e la cura di Glenn Close

Albert Nobbs, la mimica, il ritmo e la cura di Glenn Close

I primi venti minuti del film Albert Nobbs - regia di Rodrigo Garcia con Glenn Close che ha firmato anche la sceneggiatura e ha portato questa piece a teatro nel 1982 – sono grandiosi: una donna travestita da maggiordomo nella Dublino di fine ‘800 compresa nel suo ruolo e attenta a ogni particolare.

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Shame il film di Steve McQueen. Recensione

Shame il film di Steve McQueen

Oggi ho visto Shame il film di Steve McQueen, con Michael Fassbender e Carey Mulligan presentato al Festival di Venezia (2011), coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

Un film sulla dipendenza amorosa e sessuale, due lati di una stessa medaglia. Brandon e la sorella Sissy sono legati da un filo doppio e da un passato probabilmente tragico e molto violento rispetto al quale non ci verrà svelato nulla.

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The tree of life a Cannes, la natura e la grazia

The tree of life a Cannes, la natura e la grazia

Ci sono due vie per vivere la vita: la natura e la grazia. E da questa dichiarazione partono i due film in uno di Terrence Malyk, The tree of life, attualmente a Cannes con Brad Pitt, Sean Penn e Jessica Chastain.

Il principale è, a mio parere, bellissimo ed occupa tutta la seconda parte della narrazione, raccontando una famiglia americana degli anni ’50 in Texas: madre raggio di sole, compresa nel suo ruolo e succube del marito, padre fallito, frustrato e autoritario pieno di speranze e di timori e tre figli maschi che seguiamo dalla nascita alla loro prima adolescenza.

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Limitless, un film di Neil Burger

Limitless (2011) un film di Neil Burger con Bradley Cooper e un fantastico Robert De Niro. Sembra che se riusciamo a bloccare l’autolesionismo, che è la piaga di questi anni, il cervello riesce a funzionare all’ennesima potenza e ad utilizzare tutte le informazioni che abbiamo immagazzinato in tutta la vita.

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La bellezza del somaro

La bellezza del somaro

Si dice bellezza del somaro la forza e l’intensità che trasuda dalle persone giovani. In questo caso è il titolo di un film (2010) diretto e interpretato da Sergio Castellitto (Marcello, architetto) e scritto dalla moglie Margaret Mazzantini.

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Il cigno nero, The black swan, recensione

Il cigno nero, The black swan, recensione

Il cigno nero, The black swan (2010), regia di Darren Aronofsky nominato per cinque Academy Awards, vincitore di un Golden Globe e fischiato a Venezia nel 2010. Film psicologicamente raffinato, tratta dell’integrazione tra parti di sé.

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Che bella giornata, Zalone affascinato dal femminile

Che bella giornata, Zalone affascinato dal femminile

"Che bella giornata" è un film di Gennaro Nunziante (2011), con Checco Zalone, Tullio Solenghi, Rocco Papaleo. Proiettato in 48 sale solo a Roma, è un film che sta avendo molto successo.

Per curiosità su cosa faccia ridere noi italiani sono andata a vederlo, aspettandomi un grande divertimento. Il primo tempo mi ha lasciato abbastanza fredda, meglio il secondo in cui si sviluppa la storia tra Checco, addetto alla sicurezza del Duomo di Milano e Farah, ragazza megrebina che insieme a suo fratello vorrebbe far saltare la Madonnina, mettendoci una bomba.

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La versione di Barney, dove'è il narciso?

La versione di Barney, dove è il narciso?

Barney da giovane nella Roma degli anni ’60 si sposa con una donna bellissima e matta che fa la pittrice e muore suicida; sposa poi una ricca ereditiera ebrea e al suo matrimonio si innamora di Miriam, dolce e suadente speaker alla radio, una donna che stravede per lui e risulterà la donna della sua vita, da cui avrà due figli.

Barney tradisce, ama, seduce, diverte ed è un gran farabutto, molto affascinante. Un vero narciso, pronto a cambiare la realtà per adattarla ai suoi scopi.

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Biutiful di Alejandro Gonzalez Iñàrritu: l'uomo plastico

Biutiful di Alejandro Gonzalez Iñàrritu: l'uomo plastico

Sono andata a vedere Biutiful (2010), film del regista messicano Alejandro Gonzalez Iñàrritu con uno strepitoso Javier Bardem nei panni di Uxbal, uomo corroso dall’ansia che vive di manodopera clandestina, facendo da tramite tra cinesi avidi e senza cuore e africani caparbi e senza legge. Uxbal ha un dono spirituale, quello di vedere i morti e riuscire ad aiutarli a staccarsi dal corpo per iniziare il loro viaggio.

Vede, forse cura. Questo dono è però periferico rispetto alla trama del film, lasciato a latere e non approfondito, come anche nella vita del protagonista sembra essere un altro modo - nascosto e sottovalutato - di stare al mondo.

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Precious, regia di Lee Daniels

Precious, regia di Lee Daniels

Vorremmo crederci che una ragazza di Harlem quasi illetterata, trattata violentemente dalla madre e sessualmente abusata dal padre da quando era piccola - che da lui ha ben due figli, madre consenziente - riesca ad essere una brava madre.

Vorremmo crederci che questa ragazza pesantemente abusata psicologicamente, con una madre che la blandisce quando ha bisogno ma il più delle volte la malmena sia verbalmente che fisicamente, riesca a stabilire un rapporto positivo e salvifico con la sua insegnante di scuola media, Ms Rain, anziché essere guardinga, scostante, sempre ruvida e sospettosa.

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Una vita tranquilla: il film di Claudio Cupellini conToni Servillo

Una vita tranquilla, il film di Claudio Cupellini

Una vita tranquilla: il film di Claudio Cupellini (2010) vede un bravissimo Toni Servillo nel ruolo di Rosario, proprietario di un albergo nel cuore della Germania. Lì lui vive da quindici anni con una moglie tedesca e un figlio molto amichevole, scambiando battute con i collaboratori e gli avventori per i quali cucina cinghiale con i gamberoni e altre ricette audaci.

Rosario appare tranquillo e sicuro di sé ma questa tranquillità è di facciata e lo comprendiamo da subito, dal tono ansioso che le sequenze e la musica ci trasmettono.

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Uomini di dio, sorte o tragedia annunciata?

Uomini di dio è un film di Xavier Beauvois (2010), gran premio della giuria a Cannes, che racconta una piccola comunità di benedettini che convive sulle montagne in Algeria, aiutando la popolazione mussulmana, in una sinergia fatta di attenzione e rispetto reciproci.

Si tratta di otto monaci che verremo a conoscere nelle loro differenze caratteriali, nelle idiosincrasie delle loro personalità e nella coralità del pregare, mangiare e lavorare insieme, nelle riunioni collegiali per decidere se rimanere o lasciare il campo quando nel territorio si comincia a sentire la pressione dell’integralismo.

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Valeria Golino in Amore buio di Capuano

Amore Buio, il film di Capuano e le strane reazioni

di Umberta Telfener
Il fatto che un ragazzo finito in prigione per uno stupro di gruppo creda di amare la sua preda è spiegabile: si sente in colpa e per stare un po’ più in pace con se stesso idealizza la ragazza e immagina di amarla; la rende il suo riferimento costante, le scrive lettere raccontandosi e la considera l’elemento più importante della sua vita. Trasforma il disprezzo e il danno in bene ed amore.

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Somewhere di Sofia Coppola

Somewhere, un film, tante emozioni e poca trama

Somewhere di Sofia Coppola (2010) ha vinto Venezia e ha sollevato molte contestazioni, soprattutto in America. Personalmente ho molto apprezzato il film che, come già il precedente Lost in translation, parla dell’estraniamento, della vacuità, della ricerca di senso.

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La Passione il film di Mazzacurati, la deludente risurrezione

La Passione di Mazzacurati, la deludente resurrezione

di Umberta Telfener

La Passione, film di Carlo Mazzacurati
presentato a Venezia (2010) è l’ennesimo meta-film (un film sul fare film) e tratta la crisi di un “giovane” regista di cinquant’anni che non trova un soggetto e si trova invece a dover mettere in scena la Passione di Cristo in un paesino dove ha una casa che affitta a reddito.

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A proposito di Elly, di Asghar Farhadiha

A proposito di Elly, di Asghar Farhadiha

di Umberta Telfener

Quotidianità di un gruppo di coppie con bambini che partono per una “faticosa” gita sul mar Caspio e contemporaneamente tentativo di mostrare uno squarcio di un paese che sta cambiando e che si trova a cavallo tra tradizione e modernità. Interessante riflettere su ambedue gli aspetti.

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Il padre dei miei figli

Il padre dei miei figli

di Umberta Telfener

Le storie di vita quotidiana mi piacciono molto, i film lenti pure. Ho quindi apprezzato Il padre dei miei figli (in originale Il padre delle mie figlie, che ha vinto il Premio speciale della giuria - sezione Un Certain Regard - al Festival di Cannes 2009), film della ventinovenne parigina Mia Hansen-Løve che ci racconta gli ultimi mesi di vita del produttore Humbert Balsan, con cui la regista ha esordito.

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The last station, di Michael Hoffman

The last station, di Michael Hoffman

di Umberta Telfener

The last station
(2009) scritto e diretto da Michael Hoffman, con i due bravissimi protagonisti Christopher Plummer e Helen Mirren.
Siamo alla fine di ottobre 1910, Tolstoj, l’autore di Guerra e pace e di Anna Karenina, è nella vecchia casa di Jasnaja Poljana dove è nato e cresciuto ed ha 82 anni.

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Il segreto dei suoi occhi, Juan Jose' Campanella

di Umberta Telfener Il segreto dei suoi occhi (2010), un film argentino, diretto da Juan José Campanella, che ha trionfato la notte degli Oscar come Miglior film straniero, battendo i due favoriti “Il nastro bianco” e “Il profeta”.

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