Ciliegine, film diretto e interpretato da Laura Morante

Ciliegine, film diretto e interpretato da Laura MoranteCiliegine, film diretto e interpretato da Laura Morante (2012), è sicuramente godibile e divertente, da vedere.

Amanda è una vera rompiscatole, una donna puntigliosa, tutta testa, che cerca il pelo nell’uovo e non perde occasione per considerarsi vittima degli uomini e della loro disattenzione e insensibilità.

Nevrotica, ha un’opinione su tutto, è lamentosa e polemica; ha un fidanzato – Bertrand - che cerca di adattarsi a lei, mai riuscendo veramente a comprenderla o ad incontrarla sul suo terreno.

Due persone difese e in fuga, che fanno finta di cercarsi: ciascuno dei due sembra essersi creato una buona scusa per proiettare sull’altro la propria insoddisfazione.

Quando Laura incontrerà Antoine (Pascal Elbé, bravissimo) si troverà di fronte un uomo diverso: dolorante, introverso, sensibile, poco esplicito nei suoi bisogni, apparentemente sintonizzato con lei, chiuso in se stesso, timido. Sarà un equivoco a permettere la nascita del loro legame: Laura lo crederà gay e quindi non entrerà nella sospettosità e difesa che a priori ha verso l’altro sesso,non accenderà la sua androfobia, la fobia degli uomini.

Amanda con Antoine riscopre la complicità, l’ironia, si permette la femminilità, chiede, lo cerca, apprezza di essere alla pari anziché doversi difendere per paura di soccombere (bella la frase detta al primo incontro: “alcune cose ci attirano perché fanno paura” dice lei, “fanno paura perché ci attirano” ridefinirà lui).

Interessante e assolutamente attuale che tra donna e uomo nascano problemi di potere e controllo a discapito della coppia. Sono tipici di questa epoca in cui le donne, sdoganate dalla caduta del patriarcato, stanno iper attente a non farsi mettere i piedi in testa e a partecipare alla pari su tutto, a volte esageratamente.

Sicuramente esagera Amanda, mentre la sua migliore amica Florence nel rapporto col marito psicoanalista lascia correre e permette che lui le risponda a volte, comunque parlando solo attraverso metafore. Interessante il punto di vista di due analisti diversi, il marito di Florence e lo psicoanalista di Antoine, molto dissimili, ambedue caricaturali.

Più creativo il primo che proporrà di non esplicitare alla donna l’eterosessualità di Antoine e, complice un amico gay “spilungone”, di costruire un gioco che la porti a rendersi conto delle proprie emozioni verso di lui (le emozioni si riconoscono solo se emergono in negativo, come la mancanza e la gelosia? Che tristezza fosse vero!).

Il lettore sarà a un certo punto sorpreso dalla citazione di Freud e Lady Godiva, vorrei informarlo che si tratta di una citazione molto dotta e assolutamente inutile, fatta per ipotizzare una Amanda che castra e si castra, si rende cieca alle emozioni per paura della separazione.

La storia narra che Lady Godiva abitasse col marito Leofric il territorio di Coventry in Inghilterra (metà dell’undicesimo secolo), sconvolto dalle tasse. La signora pregava il marito di alleggerirle e lui, provocatoriamente, le disse che lo avrebbe fatto qualora lei avesse cavalcato per le strade della contrada nuda, cosa che lei fece subito. Questa iconografia è stata usata da Freud per citare temi quali nudità-accecamento-castrazione.

Il film sembra avere un lieto fine, riuscirà la lupa Amanda a perdere anche il vizio dopo aver perso il pelo?