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Il mio migliore incubo regia di Anne Fontaine, recensione

Il mio migliore incubo regia di Anne Fontaine, recensione Il film Il mio migliore incubo regia di Anne Fontaine (2011), con la bravissima Isabelle Huppert e con Benoit Poelvoorde e André Dussolier, ha due anime.

Una è quella surreale e irriverente - assolutamente priva di ogni profondità e coerenza psicologica – che emerge da singoli episodi sufficientemente sconnessi in cui tutto può succedere e quello che succede fa quantomeno ridere/sorridere.

Il marito viene scambiato per il padre, l’uomo anzianotto si fidanza con una giovane e gli tocca ascoltare musica indiana e abbracciare gli alberi, lo scrittore di grido pieno di sé crede troppo al suo successo, la algida gallerista snob si tramuta in una sensuale rilassata donna innamorata, la stessa da astemia si trasforma in una allegra bevitrice, la puttanona sovrappeso entra nei salotti “bene”, l’arte moderna viene presa in giro, una foto d’artista viene profanata e poi rivalutata, un becero muratore non perde occasione per dissacrare ciò che accade, lo stesso - sciatto macho sopra le righe, perennemente in canottiera - si converte in un elegante frequentatore di gallerie d’arte, un ragazzo brillante e responsabile si fa coprire nelle sue marachelle con la giustizia dall’amico meno sveglio di lui (quanto meno sveglio se si fa mettere in mezzo non destando alcun sospetto negli adulti?).

E la migliore trovata di tutte, un lavaggio auto in cui sono le donne discinte con le loro parti anatomiche a lavare la macchina dei clienti.

L’altra anima del film è quella collegata alla trama poco probabile e sottintende temi di per sé interessanti anche se solo accennati. Ci si può innamorare fuori casta: un operaio e una intellettuale si possono incontrare? Quale parte di sé vince tra quella difensiva da copione, utilizzata per una vita intera e la possibilità, apparentemente mai sfruttata, di aprirsi al piacere, all’ironia e alla femminilità? E’ meglio il sesso svecchiato o la tranquilla routine?

Come reagiscono due genitori snob col mito intellettuale quando il proprio figlio, lasciato sempre solo, va così male a scuola che rischia di venir espulso? Quanto le insicurezze nell’attaccamento, nello specifico ad un padre totalmente inaffidabile, riescono ad aguzzare l’ingegno? In che modo le colpe dei padri riescono a non ricadere sui figli? Perché gli intellettuali sono glaciali e rinchiusi nella loro mente mentre i poveri “caldi” muratori riescono a godersi la vita, ridere, bere smodatamente e fare tanto sesso?

La storia è quella dell’incontro assolutamente improbabile tra Agathe, che dirige una prestigiosa fondazione d'arte contemporanea e vive con figlio e marito in un raffinato appartamento di fronte ai Giardini di Luxembourg, e Patrick che sopravvive con il figlio nel retro di un furgone, sempre alle prese con i servizi sociali. E’ l’incontro tra due mentalità incommensurabili, unite dall’amicizia dei figli che non sembrano accorgersi delle terribili differenze di vita, di priorità e di sguardi sul mondo.

Se scegliete lo sguardo ironico e trasgressivo ridete con gusto, altrimenti la storia è troppo improbabile perché vi prenda. Meritano i vestiti della sempre elegantissima Isabelle Huppert che si cambia spesso e anche quando è in bluejeans sfoggia una camicetta lucida color rame da far invidia alle spettatrici!

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