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Albert Nobbs, la mimica, il ritmo e la cura di Glenn Close

Albert Nobbs, la mimica, il ritmo e la cura di Glenn Close I primi venti minuti del film Albert Nobbs - regia di Rodrigo Garcia con Glenn Close che ha firmato anche la sceneggiatura e ha portato questa piece a teatro nel 1982 – sono grandiosi: una donna travestita da maggiordomo nella Dublino di fine ‘800 compresa nel suo ruolo e attenta a ogni particolare.

La mimica, il ritmo, la cura del personaggio e dei suoi gesti ci lasciano ammirati oltre che commuoverci.

Albert è sensibile, attento, manifesta mille sottili apprensioni che mostra attraverso l’alzata di un sopracciglio o un impercettibile movimento della testa o delle dita affusolate. Glenn Close in questo ruolo è esemplare.

Il film, la storia di una donna che per sopravvivere si traveste da uomo e si identifica al 100% nel suo ruolo di cameriere, diventa poi noioso e ripetitivo, ad un certo punto un po’ ridicolo. La storia non regge e soprattutto non ha alcuno spessore psicologico.

Cosa ha portato Albert a vestirsi da uomo e intraprendere una brillante carriera di servizio? Certamente la povertà e le nulle possibilità delle donne a quell’epoca di raggiungere l’indipendenza economica. Di sicuro i rinforzi ricevuti sul lavoro gli permettono poi di continuare a diventare sempre più accurato e di guadagnare al fine di esaudire il desiderio di aprire un negozio tutto suo.

Albert è chiuso in se stesso, impegnato a perfezionare la sua dedizione ai dettagli. Non sembra avere pulsioni erotiche e non ha amici e pochi compagni di percorso con cui non condivide quasi nulla. Perché decide di sposarsi se non sembra provare nessuna spinta emotiva, ingessato com’è nel suo ruolo, dal quale neppure i riconoscimenti ricevuti lo hanno affrancato?

Perché la coppia è lo stereotipo sociale obbligato in questo spaccato storico e non riesce a vedere oltre, perché sposarsi sembra l’unica soluzione rispetto alla sua enorme solitudine. Non desiderio quindi ma pura convenzione: trovatello, ha subito violenza a quattordici anni e vive nell’idealizzazione di una madre mai vista, con cui dialoga attraverso una foto.

La sua storia lo obbliga in qualche modo a seguire le regole sociali e a rispettarle ed Albert rimane un maggiordomo ossequioso. Lo vedremo correre su una spiaggia vestito con abiti femminili, sempre rigido, per riappropriarsi di emozioni a lui sconosciute. In cosa consiste sentirsi donna? Oltre agli abiti, in cui appare molto a disagio, la corsa sulla spiaggia sembra dirci che la femminilità ha a che fare con la libertà, con il sole sulla pelle, con la sensazione di contatto con la natura.

Mi è sembrato incongruo il suo corteggiamento pacato e freddo, rigido e imbalsamato, verso Emmy, camerierina tutto pepe che condivide le stanze della servitù nello stesso albergo. Come manifesta Albert il suo desiderio verso la giovane donna?

Non ce ne accorgiamo se non in pochi minimi accenni ad un interesse un po’ speciale alle sorti della ragazza: le guance che si arrossano, uno sguardo preoccupato, la difesa di fronte all’arroganza di un altro pretendente. Indizi di emozioni che emergono post hoc, dopo che è uscito con lei e si è fatto “sfruttare” con piccoli regali e attenzioni.

Tra le altre figure che ruotano intorno ad Albert, abbastanza stereotipate e prevedibili anch’esse (il medico godurioso, la nobildonna decaduta, ruffiana e severa, il bambino che guarda stupito ciò che accade nel mondo dei “grandi”, il ragazzo intraprendente e inaffidabile), l’unica che si staglia dallo sfondo è un’altra donna travestita da uomo, l’alter ego di Albert, un vero maschio che ama la sua compagna e sprizza sensualità ed emozioni da ogni atteggiamento. In un attimo di umanità Albert cercherà la sua compagnia amicale ma non verrà corrisposto.

Di nuovo prevedibile la scena finale del film con un tentativo di riscatto della giovane Emmy da un destino predefinito dalle sue umili origini, dalla mancanza di soldi e dalle rigide convenzioni sociali.

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