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La nostra vita, Daniele Luchetti

La nostra vita, Daniele Luchettidi Umberta Telfener
La nostra vita, un film di Daniele Luchetti con Elio Germano, Raul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi e Giorgio Colangeli (2010).

Il neorealismo italiano del XXI secolo prevede famiglie che ce la vogliono fare ad ogni costo e pur sognando di passare le vacanze in Costa Smeralda riescono poi a godersi la vita incontrandosi con i familiari al mare, avendo cucinato un buon fritto di pesce (il cibo c’è, non manca), circondati da tanti bambini e tanta allegria, in leggerezza.

La difficoltà del vivere ha a che fare con la mancanza di denaro, con la corruzione presente costantemente sul lavoro, con la malasanità (si può morire di parto nel 2010?), con la minaccia della cassa integrazione. La fatica del vivere è la stessa del periodo del dopoguerra, le priorità sono assolutamente cambiate, la consapevolezza molto aumentata.

Il film resta comunque duro e per questo molto intenso. Come i registi neorealisti del dopoguerra (Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Francesco Maselli, Carlo Lizzani) Daniele Luchetti si occupa della classe lavoratrice e descrive la situazione economica e morale dei nostri tempi.

Differentemente dai suoi predecessori utilizza attori professionisti e molto bravi; la frustrazione, la povertà e la disperazione hanno lasciato il posto alla fatica di vivere e alla necessità o meno di accettare compromessi, in una famiglia dove si sa fin troppo bene come il mondo funziona, e non è tutto da imparare; in maniera diversa dagli anni cinquanta si sente il diritto di ciascuno a stare bene e a godere di quello che il mondo offre, senza sensi di colpa, semmai con un’idea materiale piuttosto che emotiva del rapporto tra dare e avere.

Differentemente infine i ruoli sessuali non sono stereotipati e distanti ma ci troviamo di fronte un ragazzo che non indugia a crescere i tre figli, a gestire la propria vita, e non si spaventa di fronte ad un biberon o ad un possibile capriccio.
In questo film ci vengono incontro personaggi che faticano a vivere, ugualmente pieni di interessi, informati e capaci di apprezzare le piccole cose della quotidianeità, di consumare senza problemi.

Bella la coppia di sposi che hanno due figli ma rivendicano uno spazio per sé, bella la loro unione descritta in un momento di condivisione delle sensazioni sensuali che una canzone di Vasco Rossi provoca. Interessante il protagonista che vuole farcela ad ogni costo e riesce, con la forza della volontà, a non farsi scoraggiare dai mille impedimenti che trova sul suo cammino.

Il suo approccio con la vita è da lottatore che deve riuscire, che non vuole lasciarsi scoraggiare dalle proprie paure, tanto che solo una volta avrà un crollo emotivo, ma verrà aiutato da una famiglia presente e supportava, ironica quanto basta, atta a subire gli incombenti disastri (battuta divertente:“I tacchi sono come i parenti, scomodi ma aiutano”).

Ho apprezzato che non ci fosse nel film il ruolo di una mamma di mezza età, trascurata e invadente, che si sostituisce con spirito di sacrificio a chi ha bisogno di lei (i genitori sono morti, pace all’anima loro!). Interessante questa figura di uomo “moderno” che mostra un atteggiamento aperto e possibilista.

Bravissimo Raul Bova che fa il tonto, buono e bello, un vero cammeo Luca Zingaretti che fa lo spacciatore hippie su una sedia a rotelle, straordinario Elio Germano che ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile a Cannes 2010 (ex equo con Javier Bardem). Bel film, assolutamente da vedere.

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