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Basilicata coast to coast

Basilicata coast to coastdi Umberta Telfener

Un film di Rocco Papaleo (2010), con Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno.

Un gruppo scalcagnato di musicanti, che canta ai matrimoni e alle feste di paese, è accettato al festival di Scanzonissima a Scanzano Jonico e decide di arrivarci a piedi in dieci giorni, 120 kilometri, partendo da Maratea, sul Tirreno accompagnati da un cavallo e un carretto con bagagli e strumenti musicali.

Ne nasce un film sulla Basilicata con la sua natura bella e intensa, assolutamente insolita e molto amata, con le sue ricette, i colori e una natura guardati con rispetto (“La Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, o ci credi o non ci credi.”).

Il film racconta di un viaggio assurdo durante il quale ciascun partecipante trova il suo posto nel gruppo, nel quotidiano e come ciascuno si ritagli una spazio per raggiungere una coralità allegra e piena, con tutti gli altri.

Ho visto un film inizialmente un po’ trattenuto che poi esplode di energia e allegria, dove il cinema stesso sembra inteso con leggerezza, dove le persone sembrano se stesse più che recitare una parte. Spontanee, ironiche, scanzonate, allegre.

Psicologicamente interessante Giovanna Mezzogiorno che fa la parte di una giovane giornalista, raccomandata e poco motivata, la quale riesce – forse con l’aiuto di una donna incontrata per caso che ha un atteggiamento opposto al suo, forse per l’agio che il gruppo propone e l’amicizia dei singoli nuovi amici – a mollare le difese e a interessarsi agli altri, anziché rimanere chiusa nel suo guscio, cinica, difesa, rabbiosa, distante.

La vediamo ridere e interessarsi a Franco, che non parla ma è molto espressivo, attento e tenero, ottima interpretazione di Max Gazzé. Altrettanto interessante la relazione tra Nicola, il capo del gruppo canoro (ottima interpretazione di Rocco Papaleo) e la moglie, un rapporto vivo, senza drammi, in cui la libertà è perseguita malgrado le arrabbiature e in cui i due individui sono più importanti dell’idea astratta di coppia.

La moglie può criticare il marito senza essere a rischio di possibili abbandoni e ripensamenti (come usualmente succede nel cinema italiano). L’ironia e la leggerezza organizzano le interazioni della coppia che diventa complice appunto attraverso la capacità di ridere e prendersi in giro.

Un film poco impostato, sulle sfumature della vita, fatto di piccolissimi particolari ma ugualmente piacevole e godibile; un po’ surreale.

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