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La prima cosa bella, Virzi' con un romanzo familiare, emotivo e ironico

La prima cosa bella, Virzi' con un romanzo familiare, emotivo e ironico di Umberta Telfener

Intendo parlare del film La prima cosa bella, di Paolo Virzì (2010), con Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Micaela Ramazzotti, Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Sergio Albelli, girato dopo 12 anni da Ovosodo nella città natale del regista, l’amata Livorno.

Il film, finalmente non d’amore, descrive una mamma, sensuale, inconsapevole, goffa, molto bella e corteggiata che si industria per sopravvivere e il suo rapporto con i due figli attorno ai dieci e sei anni, distrattamente e visceralmente amati, con un marito geloso che la allontana e alcuni amanti poco attenti.

L’infanzia dei due ragazzi è inquadrata dallo sguardo di Bruno che è molto geloso della propria madre e si vergogna di lei (interpretata da Michaela Ramazzotti, moglie del regista), della sua dirompente sessualità e ingenua disponibilità. Bruno prova a proteggere la sorellina più piccola, cercando di tenerla al di fuori da ciò che lui vede e giudica, sempre imbarazzato. E’ contrassegnata da una disperazione tacita, dalla paura di non riuscire a sbarcare il lunario, dalla responsabilità dei figli, contesi tra i due genitori (bellissima una scena in cui madre e figli cantano in un tram deserto, quasi per consolarsi e darsi coraggio).

Bella la figura del marito, debole e possessivo, fiero e geloso, che non tollera la prorompente sensualità della moglie, che in maniera ambivalente la cerca e la continua a desiderare, odiandola, non tollerando che lei ce la faccia senza di lui.

Il tempo passa e Mastandrea e la Pandolfi si ritrovano, adulti, al capezzale della madre, una fantastica e liquida Stefania Sandrelli che vuole godersi la vita in ogni suo attimo, fino all’ultimo minuto: ballare, apprezzare una luce particolare, fare una passeggiata con il figlio, farsi fare i complimenti da sconosciuti: svampita, provinciale, arraffona, assolutamente affettiva e amata dal personale dell’ospedale in cui si trova.

Di fronte ad una madre così ingombrante ambedue i figli sono trattenuti, psicologicamente “provati”. Valeria, sta con un uomo che non ama e ha paura di lasciarlo, e di fidarsi di un possibile nuovo amore. Bruno è introverso, cinico, passivo, respingente; amato da una donna nega anche lui il rapporto, offre il peggio di sé, non lascia né accoglie la compagna, in bilico, senza prendere una posizione.

Il film - bravissimi gli attori - è una sorta di romanzo familiare, emotivo e ironico, che ripercorre le avventure di questo terzetto sciagurato e coraggioso nella Livorno degli anni '70 e '80 (che sembra quasi anni cinquanta), con una colonna sonora piena di ricordi. Si conclude ai nostri giorni, con un commiato commovente e festoso, un matrimonio e un addio nello stesso momento

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