AN EDUCATION, la doppia natura delle persone

di Umberta Telfener

AN EDUCATION, un film di Lone Scherfig, con Peter Sarsgaard, Carey Mulligan, Alfred Molina, Dominic Cooper, Rosamund Pike; drammatico, Gran Bretagna 2009. Sceneggiatura di Nick Hornby, a partire da uno scritto autobiografico della giornalista Lynn Barber.

L’iniziazione sentimentale di una ragazza sedicenne nella periferia di Londra nel 1961, prima della rivoluzione sessuale/femminista/della moda/dei costumi. Jenny è una ragazza intelligente e colta, ambiziosa, che ascolta Juliette Grecò e si interessa di esistenzialismo.

Viene tampinata dal padre per entrare a Oxford e fare carriera. Incontra, mentre rientra a casa da scuola in una giornata di pioggia torrenziale un giovane adulto su una fiammante Bristol che anziché abbordarla la seduce con la sua gentilezza e la capacità di mettersi nei suoi panni: non chiederà ad una giovane ragazza di salire in macchina, proponendole un comportamento potenzialmente pericoloso ma si offre di mettere al riparo nell’abitacolo il suo strumento musicale.

Nascerà così una storia sentimentale tra i due che sarà appunto occasione di uscita dall’infanzia e dalle regole imposte da un ambiente ristretto e spaventato, per esplorare il mondo e imparare a giocare, a vincere e a perdere.

Perché questo film, che mi è piaciuto e ha attori bravissimi, è interessante da un punto di vista psicologico? Perché mostra in maniera molto chiara la doppia natura di ogni persona, che non è mai solo intelligente, solo spaventata, solo poco onesta e così via.

Ognuno dei personaggi di questo film ci viene descritto nella sua polifonia. Il fidanzato si scoprirà essere un ladro che vive di espedienti ma è anche positivamente curioso della cultura di Jenny, del suo rigore, fiero di lei, sensibile alla sua differenza e alla sua sensibilità.

E’ capace di assumere lo sguardo di lei e vedere ciò che accade con uno atteggiamento “migliore”; è altresì capace di sedurre lei e la sua famiglia mostrando il suo lato istrionico e fintamente raffinato e di trascurare in maniera crudele altri, senza pietà.

Jenny stessa è colta e piena di buoni principi (la rigidità dell’epoca trasuda) e contemporaneamente si mette in gioco, rischia, esce dalle regole, costruisce una complicità “pericolosa” con il suo ragazzo. Il padre di Jenny, altro personaggio apparentemente monolitico nel suo rigore quasi ossessivo e ruvido, mostra a sua volta un lato di debolezza e di paura del mondo.

Da una parte chiede alla figlia di studiare e avere risultati importanti, in base a principi saldi e regole moderne, dall’altra sarà pronto a consegnarla ad un uomo che percepisce come forte e ricco, mostrando tutta la sua arretratezza e i suoi timori, ricadendo nello stereotipo culturale delle donne sotto la protezione degli uomini. Interessante una coppia di amici della nostra coppia in cui invece potremmo identificare una sorta di divisione rigida dei ruoli: la donna è terra-terra, superficiale e piena di sé (comunque divertente e complice) mentre l’uomo è sofisticato, raffinato, curioso, aperto (seppure ladro).

Le persone sono come un bel diamante: noi donne sappiamo che un diamante è bello più sfaccettature ha. Nella vita quotidiana siamo abituati a illuminare soltanto alcune facce di noi, perdendo in complessità.

Questo è un peccato. Un danno ancora maggiore si ha quando le persone che ci stanno accanto rispondono a noi come fossimo parallelepipedi semplici (cubi, prismi..) o addirittura figure bidimensionali (un quadrato, un triangolo, un rettangolo) perché limitano con la loro risposta semplice le nostre potenzialità, ci pongono dei vincoli, non ci permettono di uscire dai soliti copioni e di inventarci ogni giorno di nuovo.

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