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Le meraviglie, di Alice Rohrwacher. Trama e recensione

LE MERAVIGLIE della regista Alice Rohrwacher

Ho visto il film LE MERAVIGLIE della regista Alice Rohrwacher, sorella della nostra attrice Elena, che recita a sua volta nel film. Ha vinto il Gran premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes e ha quattro candidature ai Nastri d’Argento per il 2014.

Un film a volte molto intenso, altre surreale e un po’ inutile. Quali sono le meraviglie che promette? Non certo la felicità della vita in campagna, neppure le difficoltà dell’adolescenza e del vivere tra un padre autoritario e una madre troppo indaffarata.

Forse l’amicizia con il silenzioso ragazzino che arriva nella casa, forse la pallida ipotesi di un primo amore, oppure il coraggio di inseguire il sogno di un premio in denaro che aiuterebbe la famiglia.

Le meraviglie potrebbero essere il futuro e la costruzione di una vita e del proprio destino, oppure la meraviglia è semplicemente vivere e al plurale, le meraviglie diventano le semplici vite di tante giovani persone.

Siamo nella campagna sperduta intorno a Viterbo, c’è un lago e una cascina disordinata e abitata da una famiglia allargata che produce il miele. Non mi è piaciuta la storia che dà il nome al film, una saga paesana con una Monica Bellucci involgarita e depressiva che fa la fata surreale, con i capelli platino, tra gente surreale: siamo in un luogo abitato dagli etruschi ma la saga sembra piuttosto una festa egiziana kitch e fa venir voglia di piangere. Mi è sembrata la parodia di uno spettacolo.

Mi sono piaciute gli aneddoti della famiglia, il loro occuparsi delle api con una grande confidenza, la loro alacrità – api a loro volta. Intenso il rapporto tra la maggiore di quattro sorelle – Gelsomina – e il padre; anche il suo ruolo parentale di protettrice di tutti i membri, il suo sguardo severo e serio sul mondo. L’alacrità di tutti.

La casa è squallida, le persone allo stato brado. Il padre dorme su una branda nell’aia, forse per evitare che potenziali ladri rubino le loro pecore. A volte viene raggiunto da tutta la famiglia in un letto stretto stretto, in cinque, anche in sei. Le due figlie minori sembrano comparse che non hanno un’identità definita; le due maggiori sono gelose una dell’altra e questo ci dice subito che in casa c’è carestia d’affetto, che le attenzioni sono date con il contagocce.

Strano perché la madre sembra molto indaffarata ma attenta e rispettosa della vita degli altri. Il padre è violento e imprevedibile, di fondo un puro naturista. Ha il sogno di regalare alle figlie un cammello, forse perché lo desideravano quando erano piccole, chissà, forse dopo una gita al circo. Particolare è la relazione tra Gelsomina e il padre.

Lei obbedisce, lui la porta sempre con sé e c’è tra i due una complicità che fa temere anche la possibilità di un incesto. Lui è un padre padrone, la figlia sembra trarre soddisfazione dalla di lui approvazione e dal fatto che con il padre c’è una partecipazione e un dialogo fatto di sguardi e di azioni ben coordinate, unite dallo scopo di produrre il miele. Come se non bastassero le occupazioni e le preoccupazioni, la famiglia inspiegabilmente prende in affido un bellissimo ragazzino tedesco, schivo – Martin - che sa fischiare molto bene ma che in tutto il film non dice una parola: esegue quello che gli viene chiesto e resta in disparte.
“E’ un film in cui la sceneggiatura non spiega quello che avviene, in cui tutto è lasciato all’immaginazione degli spettatori, alla loro sensibilità e capacità di decodificare la trama e gli accadimenti, ancora di più le emozioni. Tu hai compreso delle cose perché fai la psicologa, ma gli altri sono lasciati nella vaghezza” mi dice un amico. Ha ragione. Forse è per questo che il film è piaciuto al festival, perché è attuale e ripropone l’azzeramento della funzione simbolica propria di questo momento storico.

Personalmente mi ha lasciato un forte senso emotivo, quasi di sofferenza per la crudezza del mondo. Perché ha il coraggio di raccontare l’ordinaria vita in un luogo sperduto di un agglomerato di persone connesse tra loro dalla quotidianeità, forse perché rispecchia fedelmente i tempi poco introspettivi, totalmente organizzati dalle azioni, dal fare.

Bella, interessante la vita al casale: c’è da demielinizzare, da riprendere le api che sono fuggite, da passare e ripassare il miele ai filtri … Ogni momento c’è qualcosa da fare e noi seguiamo i personaggi in questo fare. Senza farci troppe domande. Forse.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Alice Rohrwacher. Con Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine Timoteo, Agnese Graziani. - Drammatico, durata 111 min. - Italia 2014. - Bim uscita giovedì 22 maggio 2014

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