Fuoristrada, di Elisa Amoruso. Recensione e trailer

Fuoristrada di Elisa Amoruso

Pino fa il meccanico e ha la passione dei fuoristrada. Fa quelle gare in cui si mostra la propria bravura scegliendo strade impervie, utilizzando le quattro ruote motrici e riuscendo a non impantanarsi, malgrado il fango, i fossi e le salite ripide.

Ha avuto una compagna di 16 anni quando lui ne aveva 22 e insieme hanno fatto una figlia che ora ha 37 anni e non gli parla. Una notte, tanti anni fa, tornando dal lavoro ha trovato la donna con un altro nella loro camera da letto e l’ha lasciata su due piedi. Ora sta con una donna rumena che era la badante di sua madre. Si è innamorato al primo sguardo, è stato un colpo di fulmine e dura ancora in perfetta armonia.

Una storia come tante, mi direte, il film FUORISTRADA di Elisa Amoruso (2014). Non è così semplice. Pazientate. Pino ora si fa chiamare Beatrice, è bionda, rotonda, sempre truccata, con vestiti molto attillati che mettono in risalto ogni rotolo della sua ciccia. Adora le minigonne, le scarpe a punta e comprarsi vestiti. Continua a fare il meccanico e vive con la madre, la sua donna Marianna e il figlio di lei Davide, oltre a cani, galline, gatti, canarini, pesci e ogni possibile altro animale da cortile. Quando non ha la tuta porta i tacchi a stiletto, si ritocca le sopracciglia, ama il colore fucsia e le unghie laccate di verde cangiante. Va lei a scuola di Davide e si presenta come suo padre, per sapere il suo rendimento. Racconta che sentiva dentro di sé la voglia di femminilità, che si è preso gli ormoni (per far diminuire i peli, far crescere il seno e avere estrogeni in circolo) ma non si è fatto operare. Così la sua donna è contenta.

Un giorno le due donne si vestono tutte e due di rosa, con una lunga veste lucida, scollacciate e truccate e piene di lustrini si vanno a sposare. La sindachessa di Nemi non vuole officiare ma viene costretta dal fatto che giuridicamente si trova davanti un uomo e una donna, anche se ambedue con le vesti rosa lunghe fino ai piedi

Beatrice è spontanea come Woody Allen dei momenti migliori, è totalmente a suo agio nella sua pelle e si è fatta accettare non solo in famiglia ma da tutto il quartiere, anche dal gruppo con cui fa i rally di cross-country in fuoristrada, gruppo che la chiama semplicemente “Girello” per le sue doti alla guida. Il suo sogno? Attraversare l’Australia col suo fuoristrada. Nel frattempo insegna i nomi degli astri a Marianna e canta canzoni anarchiche con la madre, la quale, tra una dimenticanza e l’altra gioca con una bambola, dichiarando che ha sempre desiderato una figlia femmina e che un giorno è comparsa Beatrice. Poi si fa una grande risata.

Judith Butler è una femminista americana che insegna Women’s Studies a Berkley, in California. Nel 2004 ha pubblicato un libro che si intitola La disfatta del genere (pubblicato da Meltemi in Italia nel 2006). Sostiene che il genere non è dato una volta per tutte, che dobbiamo abolire i titoli di “signora” e “signore” sui documenti e che ciascuno può viversi le sue fantasie e i suoi desiderata in base a come si sveglia la mattina e alle relazioni che instaura. La sua proposta è quella di rendere il genere una contrattazione sociale più che un dictat biologico, un ambito di azione individuale e collettiva che può essere costantemente decostruito e ricostruito, aprendo a molte vite possibili.

Stasera ho visto la proposta della Butler rappresentata sullo schermo, in un racconto romano, semplice e verace, con persone dalle buone intenzioni oneste, convinte come me del loro diritto a mostrarsi esattamente come si sentono.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Elisa Amoruso. Con Giuseppe Della Pelle, Marioara Dadiloveanu, Daniele Acciobani dei Documentario, durata 70 min. - Italia 2013. - Cinecittà Luce uscita giovedì 27 marzo 2014