HER (Lei) di Spike Jonze

HER (Lei) di Spike Jonze

Ho visto HER (Lei) di Spike Jonze e lo consiglio vivamente a chi è interessato alle faccende dell’amore.

Siamo in un futuro indefinito in cui Theodore (Joaquin Phonix che riempie lo schermo con i suoi sorrisi) e gli altri uomini vestono pantaloni poco donanti dalla vita alta, ascellari.

Siamo in una città del futuro, dovrebbe essere Los Angeles ma in realtà è il quartiere Pudong di Shanghai, dove ci sono troppi cavalcavia, umani in continua corsa, grattacieli luminosi ed orizzonti ampi.

Colori caldi e vitali occupano lo schermo. Theodore è da poco uscito da un matrimonio, di professione scrive missive su commissione, lettere di corteggiamento, d’amore, d’addio, biglietti per il compleanno della cara nonnetta.

Messaggi emotivi ed intimi malgrado la sua vita sia routinaria e vuota. Finché … Finché non decide di comprare un sistema operativo – per intenderci l’equivalente più evoluto di Siri dell’Iphone. Lo programma secondo i suoi desideri (di prammatica la domanda sul rapporto con sua madre) ed inizia la danza: Samantha (la voce nel film originale è di Scarlett Johansson, nella versione italiana di una lagnosa Micaela Ramazzotti) è dolce, abile a rispecchiarlo, segue i suoi stati d’animo e lo cura.

Sorride quando lui ha la voce allegra e si mostra cauta e spiritosa quando lui sembra triste. Samantha compone anche musica meravigliosa per amplificare e sottolineare gli stati d’animo del suo protetto: la colonna sonora degli Archade Fire è stupenda! Totale rispecchiamento, attenzione apparentemente indivisa a lui. Che gioia essere amati così.

Vediamo Theodore rinascere al mondo attraverso l’attenzione di una voce che diventa subito il referente per il quale val la pena vivere. Sorride di nuovo, scherza, fa il cretino da solo in contatto vocale e visivo con il sistema operativo che piano piano diventa il suo interlocutore costante e privilegiato.

Godiamo anche noi i sintomi dell’amore e della gioia di vivere che ne conseguono. Perché l’amore cura … E in questo caso l’amore trasporta Theodore fuori dal suo dolore a causa della separazione e gli permette di trovare un proprio centro: l’ultima lettera che gli vediamo scrivere non è più su commissione ma una lettera solidale e di perdono alla moglie che scaturirà dalle sue emozioni.

Ci troviamo di fronte ad un amore virtuale. Tutto dovrebbe essere più facile se non fosse che troppo presto anche questo rapporto si adegua alle insoddisfazioni degli amori mondani, legati al possesso e alla gelosia, all’insoddisfazione e alla necessità di conferme.

Anche Samantha entra nei rimpianti, nelle lamentele; si accennano piccoli equivoci, sembra che il loro unico desiderio diventi quello di essere il destino dell’altro. L’intensità della necessità dell’altro diventa il riferimento per se stessi. Il valore reciproco e la vicendevole esistenza, come nelle relazioni tra donne e uomini in carne ed ossa, diventa intrinsecamente connesso alla qualità del rapporto.

Peccato. Mi sarei augurata che Samantha, con le scusa che è stata programmata ed è una macchina, riuscisse a insegnare a Theodore un’altra forma d’amore, senza egoismi e possesso, un tipo di relazione gioiosa, leggera, scorrevole.

Mi sarebbe piaciuto agisse un amore che sgorga dall’interno della propria vita e che ha bisogno dell’altro soltanto come interlocutore per far uscire il meglio da sé. Un’occasione grandiosa per trasportare anche lo spettatore in una situazione futura, nuova, diversa, fuori dagli schemi, per insegnargli che l’amore non è una torta e che si può amare in maniera lieve.

Speravo che il film ci insegnasse che è l’immaginazione che porta al desiderio, che è il dialogo a far sgorgare l’emotività nelle relazioni. Tanto più che Samantha è in conversazione contemporanea con tanti interlocutori, amandone un certo numero: si vede che i programmatori e il regista questa possibilità non l’hanno dentro di loro!

Speravo in un’occasione per uscire dal modello dell’amore romantico che considera ancora la sofferenza un valore aggiunto; speravo il film offrisse uno stimolo per ipotizzare nuove forme di contatto, incontro, scambio. Per trasportarci verso uno stile di vita passionale, certamente più duraturo di ogni singolo amore.
ECCO IL TRAILER:

Un film di Spike Jonze. Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde. - Titolo originale Her. Commedia, durata 126 min. - USA 2013. - Bim uscita giovedì 13 marzo 2014