Hannah Arendt, film di Mergarethe von Trotta

Hannah Arendt, film di Mergarethe von Trotta

Ho visto Hannah Arendt, film di Mergarethe von Trotta con Barbara Sukowa – molto brava - e l’ho trovato un po’ didascalico e lento ma anche un pezzo di storia da conoscere.

Della filosofa, sottile testimone dei suoi tempi, conosciamo tutti il bel titolo di un saggio: La banalità del male, che è uscito in cinque articoli nel 1963 sul New Yorker. Proprio questa storia, che si svolge dal 1960 al ’64, si racconta nel film.

Hannah Arendt (1906-1975, tra i suoi libri Le origini del totalitarismo, Sulla violenza, Il futuro alle spalle, L’umanità in tempi bui), ebrea tedesca, internata in Francia e poi emigrata negli Stati Uniti nel 1940, si fa inviare a Gerusalemme per seguire il processo ad Adolf Eichmann, rapito in Argentina dai servizi segreti israeliani nel 1960, giudicato e condannato a morte in Israele nel 1961, ai tempi del primo ministro Ben Gurion.

Un processo “difficile”, legalmente sul filo del rasoio, che fece scalpore ma che lascia la filosofa molto stupita della banalità della figura del temibile gerarca nazista. Eichmann dichiara di non sentirsi colpevole in quanto ha sempre solamente eseguito gli ordini e non si è mai occupato delle conseguenze di questi.

La Arendt lo considera un mediocre burocrate, che non si assume la responsabilità né si ricorda gli avvenimenti umani, soltanto quelli formali collegati agli ordini e all’esecuzioni degli stessi. Sarebbe più rassicurante trovare un’indole maligna in un uomo che si è macchiato di crimini contro l’umanità, anziché l’inconsapevolezza delle proprie azioni, l’ignoranza e il tentativo di raggiungere un piccolo potere personale: il desiderio di fare una carriera piccolo borghese.

La posizione della filosofa fa scalpore anche perché esplicita e accusa la complicità di alcuni capi della comunità ebraica col potere nazista, nel tentativo di usare i patrimoni dei deportati per salvarli e farli espatriare. Hannah viene emarginata, si rifiuta di ritrattare.

Reagisce con caparbietà, rigetta il consiglio di ritirarsi come professore universitario, non lascia spazio e non media, respinge il dialogo, altro che in un primo incontro con gli studenti all’ Università dove insegna. Perde l’amicizia di alcune persone importanti per lei (Kurt Blumefeld, ebreo, presidente dell’associazione sionista, che raggiunge sul letto di morte e che non la perdona) ma viene spalleggiata dall’amica Mary McCarthy, mondana scrittrice americana, e sempre accolta dal marito Heinrich Blucher, poeta e filosofo emigrato con lei e a lei molto affezionato.

Bella e calda la relazione tra i due, libera e attenta. Si corteggiano vicendevolmente e prestano costante attenzione uno all’altro. Si nota il tocco di una regista donna nel descrivere la vita privata della coppia in quanto l’attenzione prestata ai particolari è notevole e rassicurante, rincuora: fiori per accogliere la moglie, l’attenderla a casa quando lei torna da Gerusalemme, il bacio della buona notte, l’assenza di giudizio rispetto alle sue scelte, l’interesse reciproco per le diverse posizioni intellettuali e politiche.

Ci troviamo infatti con una donna calda nell’intimità e abbastanza gelida nel rapporto col pubblico; spiccia nelle relazioni di lavoro, caparbia, assertiva, determinata e sicura di sé.

Si accenna anche alla sua passione per il maestro Martin Heidegger, quando lui insegnava a Friburgo e lei era una dei due studenti a lui più vicini. Si accenna alla complicità “ingenua” del grande filosofo verso il nazismo e alla ignoranza di Hannah verso questo particolare della vita del suo mentore.

La Arendt sostenne fino alla fine che l’unica sentenza che avrebbe avuto senso era quella di accusare Eichmann di attentare l’umanità in quanto, commettendo crimini contro gli ebrei, rifiutava il diritto a chiunque di esistere e ad essere diverso dagli altri. Perché l’umanità è fatta di un misto di diversità.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen. - Drammatico, durata 113 min. - Germania, Lussemburgo, Francia 2012. - Nexo uscita lunedì 27 gennaio 2014