The audience, recensione

The audience di Peter Morgan

Ho visto The audience, di Peter Morgan, regia di Stephen Daldry con la fantastica Helen Mirren che ha vinto il prestigioso Olivier Award come migliore attrice protagonista.

Si tratta di un film proposto dal britannico National theater live che ha sbancato il botteghino inglese raggiungendo la cifra strepitosa di 900 mila sterline al box office con un unico spettacolo trasmesso nelle sale.

Una vera chicca, in inglese con sottotitoli in italiano: ironico, piacevole e godibilissimo nelle sue tre ore di durata. Fantastici i cambi d’abito che avvenendo a teatro quindi in presenza del pubblico, accadono nello spazio di pochi secondi.

Un’iniziativa molto interessante per cui i più grandi successi del più prestigioso palcoscenico di Londra vengono filmati e presentati al mondo intero in contemporanea: Shakespeare con Otello, Macbeth, Amleto ma anche Frankenstein o questo lavoro originale che racconta un incontro settimanale che realmente accade da cent’anni tra il regnante inglese e il primo ministro in carica.

La regina Elisabetta ha incontrato più di dieci ministri diversi, ogni volta alla stessa ora, ogni settimana. L’obiettivo è quello di informare la sovrana degli accadimenti e delle scelte del governo.

Nella finzione proposta, mentre la regina resta nella posizione di privilegio e immunità che il ruolo le offre, i primi ministri sembrano raccontare soprattutto il peso della responsabilità e i loro crucci personali. Ripassiamo così a volo d’uccello la storia del mondo occidentale, la dichiarazione di guerra, il nazismo, gli arabi, il G7 - che poi diviene 8 – i problemi con l’America del sud e le isole Falkland (Malvine), il rapporto con il resto dell’Europa.

Soprattutto ci troviamo testimoni di un incontro privato e molto personale con una regina attenta al sociale, eticamente sensibile, rappresentata anche nella sua crescita da un alter ego giovane, che deve imparare il galateo e abbandonare i sogni di libertà e autonomia per rivestire il suo ruolo sociale.

Gli incontri sembrano tramutarsi in sedute di psicoterapia in cui il primo ministro di turno esplicita i suoi dubbi politici e professionali, le proprie insicurezze, le paure, gli stupori e gli scetticismi mentre una imperturbabile e ironica Elisabetta sceglie cosa sentire e cosa far passare sotto silenzio, riesce a sdrammatizzare ogni situazione, a mostrare un punto di vista ironico, sempre al di sopra delle parti.

Naturalmente la sovrana ha le sue simpatie e i ministri che le stanno chiaramente antipatici, quelli con cui si intrattiene lo stretto necessario e quelli che invita in campagna con le rispettive famiglie per il week end. Naturalmente incontra Margaret Thatcher: lo scontro tra due donne potenti che non sembrano starsi simpatiche!

I ministri vengono descritti come sufficientemente liberi nel ruolo e dai narcisismi della carica. Comprensivi, capaci di dubitare, di svestirsi, di raccontare aneddoti di vita, stupiti del successo che hanno avuto, impauriti del loro potere, molto consapevoli. Alcuni rigidi altri umani. Troppo bello per essere vero.

A tutti noi piacerebbe che anche nella realtà i politici non solo britannici e la Regina fossero esattamente come vengono descritti, cagnolini Corgi inclusi!

ECCO IL TRAILER:

Un film di Stephen Daldry. Con Helen Mirren Teatro, - Gran Bretagna 2013