Un castello in Italia, recensione Telfener

Un castello in Italia

Ho visto Un castello in Italia, regia di Valeria Bruni Tedeschi e non mi è piaciuto. La trama potrebbe avere delle potenzialità: un imprenditore muore e restano soltanto gli eredi; succedono tante cose negli alti e bassi della vita: persone che si sfiorano e che si incontrano, eventi che accadono, Francia e Italia che si contendono i protagonisti.

La vedova, che vedova non sembra assolutamente, con la sua erre moscia e il suo snobismo, si fa trascinare dalla corrente e non ha il coraggio di imporsi altro che suonando il piano in maniera veemente; i suoi due figli non hanno preso una strada e passano da Parigi al castello senza apparentemente nessuna ragione.

Il figlio ha l’AIDS ma la malattia non è definita psicologicamente né assume una sua specificità. Il ragazzo, un bravissimo Filippo Timi, potrebbe anche morire per una polmonite o per altro, sarebbe lo stesso, la sua morte annunciata aleggia in maniera poco incisiva.

La sorella Louise, interpretata dalla Bruni Tedeschi, è una donna che ha fatto l’attrice per poi abbandonare la carriera, ha passato la quarantina e vuole un figlio a qualunque costo. La famiglia è ricca di beni e povera in liquidità, posseggono certamente un Brueghel che va all’asta per alcuni milioni di euro, forse un Canaletto, un castello in Italia, ma non si capisce mai se nella loro percezione si considerano ricchi o poveri: i soldi non sembrano importare, ma poi si vendono tutto, come fossero sull’orlo del baratro, anche dopo l’asta del quadro.

Il precipizio è sfiorato con leggerezza, come se niente fosse importante nella vita.

Su tutto sorridono senza che lo spettatore capisca il perché. Tutti gli eventi che capitano vengono presi con lievità e i personaggi sembrano organizzati dalla fuga dalle relazioni ma anche dal dolore, dalle emozioni, dai pensieri su di sé e sul mondo, un comportamento abituale e costantemente messo in atto, inesorabilmente, indistintamente.

Interessanti i tre uomini del film, tre attori bravissimi che giocano se stessi: Nathan, il fidanzato di Louise è il tipico giovane e bel ragazzo narciso che scappa e fa dell’insoddisfazione la sua bibbia. Sta con una donna più vecchia di quasi vent’anni e non assume mai una posizione: si lamenta, non vuole un figlio ma desidera essere figlio, sembra trascinato per forza nelle situazioni, non mostra solidarietà né complicità. Poi torna sempre.

Mi immagino che il sexyssimo attore Louis Garrel si potrebbe comportare così anche nella vita. Filippo Timi, il fratello Ludovic, è malato ma all’inizio non lo sembra, promette amore eterno ma non è naturalmente capace di mantenere la sua promessa.

Tratta la fidanzata come fosse un soprammobile e lo vediamo passionale solamente verso la sorella, come si permettesse di amare oltre misura solo colei verso cui non ha doveri; si mostra gigione e galante con la madre in una scena in ospedale in cui una canzone di Fred Buscaglione accende un unico momento emotivamente denso.

C’è poi il padre di Nathan, l’attore André Wilms, un piccolo cammeo che sarebbe potuto essere sfruttato molto di più, amplificando la sua ammirazione per Louise, il suo “amore” a distanza, il suo rimpianto per un incontro mai definito. Così avrebbe potuto essere sfruttato l’intervento di Silvio Orlando, il sindaco del paese, che anziché cercare di organizzare l’apertura al pubblico del castello a favore dei concittadini sembra lì per caso.
Le donne in primo piano sono la madre e la figlia, anche nella vita madre e figlia. Non potrei dire se hanno un rapporto tra loro, né se si assomigliano o sono l’una l’opposto dell’altra, se si vogliono bene o si detestano. Le unisce forse la capacità di lasciar correre e la leggerezza.

Vengono in mente rapporti liquidi, senza spessore, che pesano poco e sono organizzati dalle azioni anziché dalla stratificazione storica.
Insomma potrei azzardare che il film abbia una psicologia potenziale che rimane nascosta e propone una trama che a me è risultata tenue, e questo potrebbe costituirne il pregio: una sequela di scene girate tra amici affiatati tra loro.

Non lo consiglio benché il trailer sia carino.

Un film di Valeria Bruni Tedeschi. Con Valeria Bruni Tedeschi, Louis Garrel, Filippo Timi, Marisa Borini, Xavier Beauvois. Titolo originale: Un château en Italie. Commedia, durata 104 min. - Francia 2013. - Teodora Film uscita giovedì 31 ottobre 2013