Lo sconosciuto del lago, film di Alain Guiraudie (2013) Recensione

Se non vi disturba vedere troppi piselli in primo piano e amplessi totalmente espliciti tra uomini, (scene di sesso esplicite e inquadrature frontali dicono anche i critici patinati) andate a vedere un film psicologicamente molto raffinato: Lo sconosciuto del lago, film di Alain Guiraudie (2013).

Franck è un omosessuale bello e giovane in cerca di semplici avventure, si reca pertanto in un luogo di rimorchio esplicito, una spiaggia dove nuotare nudi, stare al sole e infrattarsi con l’uno o con l’altro in una radura fitta, tra pini e erba alta, in una danza veloce, facile, promiscua.

Non tutti sembrano andar bene: col ciccione sgraziato, solo e disilluso, si chiacchiera del più e del meno, il bel tenebroso lo si cerca con gli occhi e si va a spiare con chi si apparta, lo sfigato che ammira e brama lo si esaudisce, tanto per fare, per non deluderlo. Il sesso è cercato costantemente ma non sembra permettere quasi mai un incontro, mai l’intimità. Sembra uno sfogo fisico, il piacere molto intenso di un attimo che si ripete all’infinito.

Quello che non rende questo film solo un porno soft è l’atmosfera che ci fa vivere e lo sguardo del regista. L’atmosfera è ossessiva, replicata; le inquadrature si ripetono apparentemente sempre uguali, il vento la fa da padrone ed è l’unica colonna sonora oltre ai dialoghi in francese. Solo all’inizio vediamo il lago col sole mattutino, poi i protagonisti lo abitano al crepuscolo, al calare della notte e la sensazione di tranquillità lascia il posto all’ansia e alla solitudine.

Lo sguardo è onesto, un ritratto di una popolazione apparentemente tranquilla, affettivamente tiepida con gli amici e i conoscenti, tollerante. Eppure si mostra umanamente distante, autarchica, ciascuno chiuso nel suo mondo.

Monadi in cerca di uno sguardo che si posi su di loro: una serie di individui che non diventano mai un gruppo. Quando Franck incontra Michael e ne è fortemente attratto la tensione sale vertiginosamente; sembra che la vita negli incontri occasionali scorra routinaria (a parte il numero di incontri, imbarazzante!), il dramma inizia quando ci si piace.

La parola amore viene subito pronunciata ma gli incontri avvengono solo al lago, non ci si scambiano informazioni personali e non si condivide la vita, neppure una porzione poco poco più ampia di quotidianità.

Michael si nega personalmente non certo sessualmente e il gioco tra i due diventa un gioco a togliere, anziché ad aggiungere intimità, calore, tempo, informazioni … Sembra che innamorarsi terrorizzi questi due ragazzi, che la morte sia l’unica salvezza per restare liberi, metafora che rispecchia il lago, specchio d’acqua circoscritto, che solo apparentemente offre l’illusione di possibilità illimitate. E nel lago c’è un mostro, che spaventa tutti, benché nessuno lo abbia mai visto, potrebbe rappresentare l’abbandono, la perdita, la certezza di soffrire per amore.
Solitudine, morte, paura di stare insieme sono i temi del film.

A indagare le abitudini di questa comunità è un commissario di polizia che investiga su una morte, con curiosità piena di rispetto. E’ allampanato e discreto, non giudicante ma stupito di questi “alieni” che sembrano non avere sentimenti se non espressi attraverso il corpo mentre godono.

Il film conferma le narrazioni frequenti degli amici gay in questo periodo storico: terrore di venir abbandonati, terrore della propria dipendenza e contemporaneamente dipendenza dallo sguardo dell’altro fanno si che si seduca costantemente ma raramente ci si accasi, in un gioco molto faticoso di strategie di avvicinamento, bisogno di conferma e fuga ineluttabile.

Ma questo è il mio sguardo da donna, cosa dicono i diretti interessati??

GENERE: Drammatico
REGIA: Alain Guiraudie
SCENEGGIATURA: Alain Guiraudie
ATTORI:
Pierre de Ladonchamps, Christophe Paou, Patrick d'Assumçao, Jérôme Chappatte, Mathieu Vervisch, Gilbert Traina, Emmanuel Daumas