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Anni felici, di Daniele Lucchetti

Anni felici di Daniele Lucchetti

Racconta la storia della famiglia del regista, narrata dal suo alter ego Dario, che nel racconto ha 10 anni mentre il fratello Paolo ne ha cinque. Siamo nel 1974, si vota per il divorzio; il femminismo, l’amore libero e l’arte concettuale sono sulla bocca di tutti.

Seduta in platea ho avuto sentimenti contrastanti e dividerei il film in due parti. La prima è piacevole e allegra, lo sguardo dei ragazzi sempre divertente, la narrazione leggera, ironica, molto scorrevole. La seconda parte entra nella crisi di coppia, nel riscatto di Serena, la madre distratta ed egoista, la moglie bistrattata dal marito tutto concentrato su di sé.

Forse questa parte tenta di contrapporre l’intellettualismo vuoto di Guido, il papà dei ragazzi, artista concettuale superficiale e molto disattento, e il riscatto tutto emotivo di Serena. Però anche Serena sembra fredda e distaccata, malgrado pianga per amore, e la sua storia non convince assolutamente.

Ambedue le storie amorose, quella coniugale e quella del riscatto, così come le avventure di Guido, lasciano freddo il cuore, non coinvolgono, non fanno sognare (ma forse è Micaela Ramazzotti a non essere convincente). Peccato. Un’occasione mancata.

Seduta in platea ho sentito la distanza tra il ’74 e oggi, soprattutto nella descrizione del personaggio femminile, rispetto alla subordinazione delle donne nel rapporto coniugale. Serena usa unicamente la seduzione per ottenere ciò che vuole da Guido e appare totalmente sperduta se sola, inarticolata. Anche l’amica Helke appare afasica nelle sue proposte alternative.

Malgrado il film proponga ritratti quasi solamente di donne (le due nonne agli antipodi sono molto ben caratterizzate) trasuda la mentalità dell’epoca: uomini che credono di poter fare ciò che vogliono, che vivono la famiglia come un dovere e un peso, che scandiscono con i loro malumori la vita familiare e dichiarano la loro indifferenza agli affetti. Donne che desiderano ciò che desidera il loro partner, che non si permettono sogni propri e fanno finta di non sapere quanto i loro partner dipendano da loro in maniera implicita, attraverso non detti che però pesano, in un rapporto di potere totalmente sotterraneo e negato.

Un equilibrio precario per ambedue, uomini e donne, equilibrio di cui Guido parlerà in una lezione di estetica agli studenti. Quanta acqua è passata sotto i ponti!

Seduta ora davanti al computer recupero con tenerezza alcune scene e apprezzo le pennellate leggere che il regista ci ha offerto. Guido ha dieci anni e il regista ci racconta in maniera efficace come un bambino vede a dieci anni lo scorrere del tempo e gli eventi che lo coinvolgono.

Ci racconta come l’equilibrio dei bambini sia paradossalmente più facile da mantenere, forse perché hanno il futuro cui aspirare, forse perché vivono il presente come occasione per arrivare al futuro.

Anni felici, è il film di Daniele Luchetti con Kim Rossi Stuart, e Micaela Ramazzotti attualmente nelle sale.

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