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Una fragile armonia, un film di Yaron Zilberman

fragile armonia

Consigliato forse a chi ama la musica classica e a chi in quel mondo vive, è un film “antico” che mostra un gruppo di persone irrealisticamente invischiate tra loro: uno starnutisce e tutti si soffiano il naso.

E’ un cliché che un perfezionista e freddo primo violino si innamori dell’allieva non talentuosa ma molto protagonista, con metà dei suoi anni, e ne diventi l’amante definendosi già dopo il primo incontro “innamorato” e pronto a subire le conseguenze di questa unione (che guarda caso sembra essere stata sempre l’aspirazione irrealizzata della madre della giovane).

E’ un cliché che un uomo arrabbiato con la moglie, il secondo violino del quartetto, esca a bere e la tradisca per la prima volta passionalmente con una bellissima compagna di jogging, incontrata apparentemente per caso. E’ un cliché tutto americano quello di donne che informate del primo e unico tradimento del partner non mediano e cacciano il marito di casa, INESORABILMENTE.

Certo, potremmo dire che non aspettavano altro, che volevano una seconda chance nella vita senza assumersi la responsabilità di rompere una famiglia, ma in che tempi siamo? Nel 2013 o ai primi del secolo scorso?

Non è strano che una ragazza, per giustificare il suo comportamento, si dichiari incompresa e accusi la madre di aver privilegiato la viola, lo strumento a lei; è però anacronistico che la madre si disperi a seguito di questa definizione della relazione. Le donne ormai lavorano quasi tutte e sanno che ci sono momenti di priorità, sanno anche che sono multitasking e che raramente hanno investito in un ambito solo.

Molte non cedono alla colpevolizzazione. E’anche anacronistico che la figlia decida di dire la verità alla madre (prendendosi una rivincita su di lei) ma poi regredisca improvvisamente accusandola di averla mantenuta bambina.

Non è strano che la stessa ragazza abbandoni l’amante dopo pochi giorni, dopo averlo sedotto e aver così riassunto il proprio potere, quando usualmente veniva trattata con condiscendenza e rimbrottata come una bambina piccola dal suo insegnante. Ma è insolito che per farlo utilizzi una “scusa” altruista (lo faccio per mantenere in vita il vostro gruppo) e che mostri sentimenti di rimpianto, in un’idealizzazione dell’amore che non è di questo momento storico.

Attorno a queste idealizzazioni romantiche datate e molto prevedibili, scorre la tragedia di Peter, violoncellista colpito dal Parkinson e costretto a interrompere la sua collaborazione con questi colleghi che sono più di una famiglia tra loro. Il “dramma” dell’invecchiamento, dell’abbandono della carriera, della necessità di passare il testimone.

Ma anche questo copione non è un po’ stantio? Non stiamo tutti accedendo alla possibilità di ricostruirsi una vita anche nella fase della vecchiaia, naturalmente abbandonando il vecchio non più adattativo per un nuovo ridimensionato, ma potenzialmente soddisfacente?

Una fragile armonia, un film di Yaron Zilberman. Con Philip Seymour Hoffman, Christopher Walken, Imogen Poots, Catherine Keener, Wallace Shawn (2013).

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