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"La grande bellezza" di Sorrentino, cosa salva il mondo?

Sorrentino e Servillo

Ritengo Paolo Sorrentino il più grande regista italiano di questo periodo. Il film Le conseguenze dell’amore mi è piaciuto immensamente, asciutto, puntuale come un laser, esteticamente perfetto. Sono andata a vedere La grande bellezza (2013) con uno straordinario Toni Servillo, totalmente compreso in se stesso, grandioso.

Il film mi è piaciuto a livello visivo ma rimango scettica rispetto a quello che propone.

Per raccontare Roma è necessario scomodare la chiesa, rappresentata da un cardinale vanesio con la passione per la cucina o da una santa rincretinita, innamorata del sacrificio?

Per raccontare Roma è necessario raccontare nobili decaduti che si fanno pagare per rappresentare se stessi, che abitano case museo, circondati dal vuoto? E’ necessario proporre una mondanità promiscua?

Una ritratto degli anni sessanta, non certo attuale: Roma è molto più complessa e subdola di così. Molto più corrotta. Non bastano le donne dalla bellezza decaduta che si fanno di coca o le rappresentazioni di una promiscuità sessuale del tutto ingenua.

Una figura spicca tra gli altri come plausibile e umana: Sabrina Ferilli che recita la parte di Ramona, spogliarellista per passione che accompagna Jep Gambardella, il protagonista, per un breve tratto ma che sparisce nel nulla, quasi la sua umanità fosse minacciosa al suo partner o al regista.

Sapremo che è morta ma non si merita né un funerale né un rimpianto. Perché le donne in questo film sono trattate ancor peggio degli uomini: c’è la direttrice nana di un giornale, dagli occhi vivi e un atteggiamento propositivo alla vita, che però rimane sullo sfondo e si accompagna ad un “carciofo”; c’è l’intellettuale impegnata che se la racconta, viene smascherata da Jep e non si difende ma abbandona il campo; ci sono donne disperate che chiedono invano aiuto senza troppa convinzione; c’è Ramona che, appunto, sparisce nel nulla, confermando la paura di Jep delle donne, il suo preferire dialoghi surreali e slegati con la badante, che almeno lo accudisce.

Sorrentino sembra utilizzare un pensiero abduttivo, il pensiero dell’inconscio, per passare da una immagine all’altra, da una pennellata ad un'altra, senza mai approfondire.

E’ forse la visione integrata del mondo che “salva” il film, il suo assumere che anche nello squallore disgraziato e nell’umanità miserabile ci sono sparuti sprazzi di bellezza. Due lati di una identica medaglia.

Mi domando, è la bellezza o l’amore a salvare il mondo? Io continuo a sperare che sia l’amore!!

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