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Contraccezione, la pillola rifiutata

Contraccezione d’ emergenza. Un percorso ad ostacoli per le donne ed i giovani in Italia Contraccezione d’ emergenza. Un percorso ad ostacoli per le donne ed i giovani in Italia.

L’87% dei 7935 utenti che hanno contattato il servizio "SoS Pillola del giorno dopo" di Vita di Donna, in tre anni, sono giovani e si dichiarano cattolici. Il 50,9 % ha telefonato dopo aver ricevuto un rifiuto alla ricetta medica, motivata come ‘ clausola di coscienza’. Il primo Rapporto triennale dei dati di Vita di Donna racconta il dietro le quinte di un percorso ad ostacoli, tra pregiudizi e cattiva informazione.

Che cosa si fa in Italia per prevenire concretamente l’esposizione al rischio di una gravidanza indesiderata e per non lasciare sole le donne, soprattutto le più giovani in una situazione di emergenza? Questa la domanda di fondo che ha motivato l’associazione Vita di Donna ad organizzare un servizio di orientamento telefonico sulla contraccezione d’ emergenza e ad istituire una rete di 100 medici, operatori volontari sul territorio nazionale, pronti ad intervenire nel fine settimana o nei giorni festivi, anche di notte, per prescrivere un contraccettivo d’ emergenza, la cosidetta “pillola dl giorno dopo”.

Il servizio telefonico "SoS Pillola del giorno dopo" è attivo dal 2008, come dichiara la responsabile, Gabriella Pacini, ostetrica, in prima linea con l’associazione Vita di donna, che ha presentato a Roma, a Palazzo Valentini, il primo Rapporto triennale di questo servizio, oltre ad alcune attività, messe in campo da Vita di Donna, per sfatare la “cattiva informazione” sulla contraccezione d’emergenza e rispondere alle preoccupazioni più frequenti delle donne sulla loro salute.

In tre anni, 7935 donne ed uomini hanno chiesto aiuto all’associazione Vita di Donna, per sapere come, dove e quando trovare un dottore per la ricetta della cosidetta “pillola del giorno dopo”. Di questi, il 50,9% ha ricevuto un rifiuto alla richiesta della ricetta medica, con la motivazione della “clausola di coscienza”, a cui è ricorso l’85% dei dottori. Il 34% di questi lavora nel pronto soccorso, il 30% in guardia medica, il 25% nei consultori, l’11% sono medici di famiglia. Solo nel 15% dei casi “il rifiuto” è dovuto all’ assenza o alla non disponibilità immediata del medico, in particolar modo nei consultori pubblici, dove il medico è presente solo in alcuni giorni feriali ed in alcune fasce orarie.

Concorda con queste osservazioni anche Giuseppina Adorno, presidente della Consulta dei Consultori del Comune di Roma. “Per la contraccezione di emergenza., il fattore tempo è cruciale. Questi ragazzi arrivano sfiniti dai tanti giri che devono fare, prima di trovare il nostro indirizzo, un medico e poi il farmaco.”

SoS Pillola del giorno dopo di Vita di DonnaPer questo, si deve investire di più nella pubblicità e nella visibilità dei servizi già esistenti, oltre ad incrementare le risorse finanziarie, per ampliare l’organico degli operatori e per l’ offerta attiva. Anche nei portali delle aziende sanitarie restiamo nascosti”, commenta Adorno. I consultori di Roma hanno una domanda di prescrizione del contraccettivo di emergenza concentrata tra il venerdì ed il lunedì mattina, ma se in città, pur con qualche limite dovuto agli orari spezzati e alla difficoltà di conoscere la geografia dei consultori familiari, il servizio “riesce ad avere una sua funzionalità” – dichiara la presidente della Consulta - Difficoltà maggiori si riscontrano nei piccoli centri, lontani dalla Capitale, dove “incontrare un medico che rifiuta la prescrizione può davvero far correre il rischio di arrivare troppo tardi in farmacia”, conferma Vincenzo Spinelli, direttore sanitario dei consultori Aied.

L’obiezione di coscienza per la prescrizione della contraccezione di emergenza non ha fondamento giuridico, aggiunge Spinelli, proprio perchè non è un farmaco abortivo. Di recente una paziente mi ha riferito che il suo medico si era rifiutato di prescrivere il contraccetivo, trincerandosi dietro l’obiezione di coscienza. Molto spesso ciò avviene perché gli stessi medici non sono a conoscenza dell’intera questione. In realtà il medico può rifiutarsi di prescrivere la contraccezione di emergenza, solo in base alla ‘clausola di coscienza’ prevista dall’ articolo 22 del codice deontologico, ma è tenuto a fornire alla paziente tutte le informazioni possibili, in modo esaustivo. In poche parole, spetta al medico spiegare alla donna che quanto prima assume il farmaco, tanto maggiore è la sua efficacia. Al tempo stesso è suo compito fornire tutte le indicazioni su dove sia possibile ottenere la prescrizione, in tempi brevi, anche se lui può avvalersi della ‘clausola di coscienza, ossia di un convincimento personale”, diverso dalla obiezione di coscienza riconosciuta solo nei casi previsti dalla legge (L.194/1973 o L..40/2004).

“Ai dati segue tutta la nostra preoccupazione” - dichiara la ginecologa Elisabetta Canitano, presidente di Vita di Donna - che valuta come irrinunciabile una presa in carico delle donne in una situazione di emergenza. Dai numeri emerge il racconto di fatti e della vita di tutti i giorni: “Le donne che ci chiamano sono giovani e attive. Infatti studiano o lavorano, abitano nel centro sud, si dichiarano cattoliche. Per loro la contraccezione di emergenza non è sostitutiva di quella ordinaria, ma un vero incidente, a cui tutti dobbiamo prestare soccorso”- Prosegue Canitano. “In ogni caso, occorre sfatare il pregiudizio che esiste una contraccezione buona (la pillola e il preservativo) ed una sbagliata, (quella di emergenza), come se esistesse una sessualità o un’ attività sessuale giusta, perchè presunta essere stabile, contro una sbagliata, perchè frutto dell’incontro di un sabato sera.

Ecco perchè, Vita di Donna propone di consegnare sempre alle donne a rischio di una gravidanza non desiderata la ricetta per la contraccezione di emergenza, al momento del colloquio sulla contraccezione ordinaria. Le donne devono conoscerla, non come alternativa, ma come complementare. Inoltre, devono sapere che per la ricetta non occorre un ginecologo, ma semplicemente un medico”. Rispetto alla corretta informazione, l’associazione Vita di Donna ha elaborato un depliant, frutto di tre anni di ascolto, sulle paure ed i pregiudizi più ricorrenti. Uno tra tutti, che possa essere un farmaco troppo forte, un abortivo, piuttosto che un contraccettivo una “bomba ormonale”.

“Per molte pazienti si tratta di un farmaco che non fa bene all’organismo”, conferma Vincenzo Spinelli. Una convinzione che non ha riscontro nelle attuali formulazioni: gli effetti collaterali della moderna contraccezione di emergenza sono minimi. L’OMS considera la “pillola del giorno dopo” un farmaco essenziale e la colloca per la contraccezione in classe 1, vale a dire che non vi sono restrizioni di uso del metodo, a causa dei suoi preparati. Non a caso in alcuni Paesi europei è possibile acquistarla senza ricetta medica.

In materia di libero acquisto o sulla abrogazione dell’obbligo della prescrizione medica, si è espressa anche la Federazione degli ordini dei medici, con l’approvazione della Carta di Ferrara, nell’ottobre 2008. La FNOMCeO, recependo la complessità delle posizioni etiche in campo, ha di fatto sospeso il giudizio, o meglio, lo ha rinviato ad altre istituzioni, forse al Ministero della Salute e ai sui organi tecnici. Tuttavia, lo dice il codice etico dei medici, anche se ogni medico può avvalersi della clausola di coscienza deve adoperarsi per una informazione scientifica ed esaustiva al paziente. “Per l’ Aied la disponibilità alla prescrizione della ricetta medica per la contraccezione di emergenza è massimo. Lo ha ribadito anche una comunicazione della presidenza”, conclude il direttore sanitario Vincenzo Spinelli.

Scarica il rapporto

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