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Cardiochirurghi, troppe denunce servono leggi

Nuove norme di legge che definiscano concretamente la colpa medica e ne determinino i limiti. È l'auspicio dei medici e dei giuristi che hanno partecipato al convegno "Chirurgia cardiaca e aspetti legali: azione civile e azione penale in caso di errore medico" organizzato dalla Società italiana di chirurgia cardiaca in occasione del suo XXV congresso nazionale, svoltasi a Roma.

Serve in questo campo, secondo i sanitari, «una presa di coscienza del problema e l'assunzione di responsabilità da parte del mondo politico», altrimenti «la situazione di conflittualità che si è creata negli ultimi anni, con una psicologica propensione a risarcire comunque il paziente i suoi familiari, rischia di paralizzare molte attività mediche e a scaricare sulla comunità i costi di risarcimenti spesso ingiustificati».

I relatori parlano di «un'autentica gogna mediatica» che spesso «si abbatte su medici e strutture le quali, dopo anni, vengono nella maggioranza dei casi prosciolte, arrecando enormi danni umani ed economici». «Premesso che nessuna giustificazione è possibile innanzi alle condotte penalmente rilevanti, emerge la necessità - sostengono - di porre un argine a denunce e richieste di risarcimento spesso del tutto immotivate».

A livello normativo viene chiesto un intervento legislativo che disciplini il diritto alla salute, iniziando ad esempio dalla figura del consenso informato, «oggi rimessa nella sua fondamentale valutazione alla sensibilità del singolo giudice». Ogni anno, è stato ricordato, «si registrano 20.000 nuove domande e denunce di risarcimento danni le quali portano di fatto un professionista a dover spendere circa 1/3 della propria vita professionale nella gestione degli aspetti legali connessi a un procedimento in materia di risarcimento danni».

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